Riprendo a pubblicare nel mio blog, nella mia casa virtuale. Ho voglia di ricominciare. Cambierò qualcosa ceramente. Toglierò questo sfondo scuro e metterò qualcosa di più luminoso. Ho bisogno di molta luce, sto per intraprendere un viaggio nel buio, sebbene l'avevo immaginato radioso, iridiscente, colorato come un arcobaleno. Paura? Non credo ma un po' di ansia si, forse per via dei cambiamenti o forse, più semplicemente, perchè non ho mai pensato ai pensieri di una pianta quando viene tolta da un vaso e messa in un altro...ed io di piante ne ho avuto e ne ho curate tante.
Bene, vedremo quel che succederà...

La spartizione
Era Ottobre quando alla vita chiesi di lasciarmi in pace e invocai la morte di venirmi a prendere. Al mattino il sole brillava ancora caldo e forte e la notte, quella notte, la luna sorrideva ancora, a parte una lacrima...
Tutto fu perchè capii che la vita non mi dava più quell'emozione, senza la quale non sapevo vivere. D'improvviso mi ritrovai senza più forze per proseguire il mio cammino. La vita è una strada in salita, ogni giorno. Io ero stato per tanto tempo uno scalatore instancabile ma, nonostante tutto, cadevo e risalivo, cadevo e risalivo. Dio sa quante volte ho creduto di toccare la vetta e poi, d'improvviso, ancora giù...e ricominciavo daccapo.
Allora invece mi ritrovai in preda all'astenia. I miei muscoli si rifiutavano di muoversi. La mia mente era stanca di pensare e andava vagando verso gli antichi meandri, forse perchè era più facile ricordare che cercare nuovi orizzonti, nuove strade alternative per riprendere a scalare.
Così scelsi un divano per feretro e mi misi ad aspettare. La morte venne solo a sfiorarmi ma poi se ne andò. Perchè, mi chiesi sempre. Forse non mi ero vestito bene, forse avevo lasciato il telefonino acceso e siccome aveva la videocamera, la morte aveva paura di essere ripresa e per questo non si avvicinò. Non l'ho mai saputo.
Allora mi volli fare convinto che quello fosse il volere di Dio e in silenzio lo accettai.
Dissi così, me lo ricordo ancora: Va bene Signore, se questa è la croce che devo portare, essa è nulla confronto di quella che ha portato il Tuo Figlio. E così sia...
Solo adesso ho compreso realmente cosa è successo, quella notte.
La morte è venuta, accanto a me c'era la vita che cercava di trattenermi. Così le due signore si son messe a litigare, per me... E' già successo che alcune donne hanno lottato per avermi ed io, che stupido, a volte ne ho riso.
Forse si saranno prese a schiaffi oppure per i capelli non lo ricordo, non lo so, dormivo.
Un tempo portavo la barba lunga grigiabiancanera e dicevo che quello era l'altro uomo che avevo trovato al risveglio. Un giorno guardai quell'uomo riflesso in una vetrina e vidi un corpo estraneo. Un giovane vestito da vecchio che in silenzio mi guardava. Chi sei, gli chiesi ma non mi rispose.
Così tolsi quella maschera che copriva il volto del giovane e provai a liberare ancora il bambino...E' stato un errore. Quella maschera copriva i segni del dolore, camuffava lo sguardo spento, dando all'uomo la forza di sentirsi protetto da una corazza e, a modo suo, improvvisarsi ancora guerriero.
Che importava se gli sguardi della gente dicevano: costui è un folle.
Solo adesso ho capito come finì davvero quella notte.
La vita e la morte si divisero le spoglie.
La prima si tenne il corpo, perchè in vita vogliamo solo questo, in fondo. Un corpo, un viso verso cui poter pregare, verso cui poter inveire, gridare, piangere o ridere. La morte si prese il cuore e l'anima...



Pensavo...
Dovunque il mondo si è fermato. In attesa dell'evento. Dalla politica allo sport. Dal gossip alla pubblicità. Il sacro ha unito il profano in un unico sentimento:L'attesa.
Nulla è stato risparmiato dal vento della commozione, dell'emozione che solo Sua Santità Giovanni Paolo 2°ha generato nel mondo.
Ieri sera ero a casa di alcuni amici, si festeggiava una laurea. Il televisore era acceso. Fra un pasticcino ed un sorriso l'occhio di ognuno andava fugace verso il video, a cercare un immagine,percepire una parola di questo o quel relatore del momento. Stamattina sono andato al mercatino. Fra le bancarelle di stoffe, cianfrusaglie e verdure non mancavano certo i televisori, sistemati fra delle nicchie create fra le roulottes ed i furgoni. Nei bar e nei supermercati idem. Forse è un fenomeno meridionale, forse è solo della mia città o forse è così in ogni dove, chissà. E' anche vero che pure io ho cambiato sintonizzazione alla mia radio in macchina, faccio zapping con il telecomando da un canale all'altro e cerco di non perdere nemmeno una notizia .
Cosa non è riuscito a creare, dentro il cuore di ognuno, il Santo Padre.
Che uomo straordinario che è stato. Sicuramente in questo momento mi sento molto cambiato dentro. Sento Dio, nel senso spirituale del termine, molto vicino; fino a qualche giorno fa avrei sicuramente risposto: "Va beh, morto un Papa se fa un altro..." senza voler assolutamente mancare di rispetto a Giovanni Paolo 2°, ma solo perchè avevo il cuore acerbo. Adesso invece il mio cuore, non voglio esagerare, ma lo sento intriso di un bene inspiegabile che nemmeno lo so spiegare. Ho anche pensato che adesso forse sarei pronto per morire, finalmente in pace. Ho voglia di dare e di avere del bene, così mi succede che lo riesco a cogliere in ogni cosa, anche nelle piccole ed insignificanti cose di tutti i giorni. Così mi succede che riesco a sorridere e a far ridere anche gli altri. Così mi succede che se mi chiama mio padre gli rispondo in modo gentile e gli dico per ogni cosa: "dai, non ti preoccupare, poi passo io e sistemo tutto". Così mi succede che se mi guarda il cane gli faccio una carezza e gli dico: " ma si vieni qua, che ti regalo una carezza pure a te..." e lui si mette a pancia all'aria... che scemo stò cane...
Ancora mi succede che poi mi fermo, perchè all'improvviso la testa mi ritorna a fare rumore, quel rumore strano che non mi so spiegare, oppure mi soffermo a pensare qualcosa che non riesco a ricordare e allora, allora mi ritorna un pò di ombra dentro al cuore... ma solo un pò, e se una lacrima ci prova a voler uscire, in maniera gentile le dico: dai, lasciami stare...l'asciugo e mi metto a fischiare...

Santità
Santità, se Lei sapesse come somiglia a mio padre.
La stessa smorfia di dolore, la fronte canuta e lo sguardo smarrito.
Anche per Lei sono lontani adesso, i tempi in cui il leone ruggiva…
Ad ogni voce nuova sento un brivido, lungo la schiena, e fermo sempre una lacrima.
Le hanno dato l’Estrema Unzione, anche mio padre l’ha avuta tanto tempo fa, Santità.
Anche mio padre ha il parkinson e sa, Santità, cosa ha detto una volta?
Siamo “colleghi” io e il Papa…
Dicono che sia una brutta bestia da gestire il parkinson e Lei e mio padre non l’avete domato.
Fino all’ultimo però avete combattuto.
Papà ha pianto Domenica, a Pasqua, quando Lei non parlava.
Io lo so che vuol dire quando la voce non vuole uscire…ha detto fra le lacrime, singhiozzando e poi, avrebbe dovuto vederlo,mangiarsi il suo uovo di cioccolato sporcandosi le mani come un bambino...
Non sono il solo a sentirLa così vicino, con il cuore. Tutto il mondo è in pena, perché Lei tutto il mondo ha conquistato. Con il Suo sorriso, con la Sua semplicità, con la Sua parola, con la Sua forza, con la Sua fede. Certo che ne ha passate Lei, Santità; anche mio padre sa? Mannaggia quanto siete uguali, solo che a Lei la faranno Santo, a mio padre purtroppo no, papà è stato solo un uomo.
Lei no Santità, se lo lasci dire. Lei non è stato soltanto un uomo. Lei è stato veramente un pastore, un pastore che non ha mai dimenticato una sola delle Sue pecore… che ha sempre avuto una parola per ognuno, perché ognuno le ha sentite nel cuore le Sue parole. Lei è stato un uomo che ha viaggiato per portare Cristo in ogni parte del mondo, che non ha avuto paura degli attentati, dei terroristi, dei pazzi…anch’essi figli di Dio!
Lei è stato l’unico, Santità, ad avere avuto il coraggio di chiedere perdono per le colpe della chiesa, chissà in quanti se lo ricordano.
Lei è stato il Papa del mondo. Dei giovani, dei vecchi, dei bambini. Nessuno è riuscito a non farsi colmare dalla sua grande forza, dalla sua fede.
Sarà difficile che un altro Papa possa essere voluto bene nel mondo come Lei.
Io avevo voglia di parlarLe stasera, sarei rimasto ben volentieri a vegliarLa stanotte, baciandole le mani. Sapesse quante volte l’ho fatto con mio padre.
Io lo so di cosa avrebbe avuto bisogno Lei stanotte; soltanto di un po’ di pace, di una mano che l’aiutasse a girarsi di fianco, sul cuscino; di qualcuno che l’aiutasse a far pipì come quando era bambino; di qualcuno che le facesse compagnia mentre i Suoi fantasmi La tormentan; le piccole cose di un uomo che sta per morire…
Magari domani starà già meglio, Santità, magari domani questa notte sarà soltanto un ricordo, per tutti. Magari domani Lei riuscirà ancora a strappare un sorriso al mondo, facendo gridare al miracolo, magari…
Magari domani Lei sarà gia Santo invece… chi lo sa, ogni cosa nella vita è al volere di Dio…
Io pregherò anche per Lei questa notte, Santità. Tutti abbiamo bisogno di una preghiera nella vita.
Anche per Cristo in croce le donne, e non solo, pregavano…
Le chiedo in cambio soltanto una cosa Santità, non certo per me.
Quando domani Lei sarà in cielo, dia una mano a mio padre per favore, non lo lasci solo…lo è stato tanto ultimamente e poi, non se lo dimentichi, eravate “colleghi”.
Santità, le auguro una notte serena, ne avrà bisogno. Al volere di Dio…

Al volere di Dio...
Ad esser sincero non l'avrei creduto, invece è vero quel che mi hanno detto: Tu senza scrivere non ci sai stare...
è vero, è proprio vero. Così ritorno ancora, più temprato ma stavolta, almeno dentro, ancora un pò diverso. Forse non proprio un pò, forse un pò di più di un pò. Sono partito ch'ero senza Dio e torno invece in compagnia di Lui... dov'è che l'ho incontrato? Non lo so credetemi, davvero non lo so. Ricordo è stato il venerdì, quello Santo, quello quando Cristo in processione in una bara bianca, fa il giro delle strade. Anche da bambino è successo. Avevo dieci anni ed ero caduto. Non parlavo, ero in coma. Gesù passò sotto la finestra dell'ospedale dei bambini e io mi svegliai... questo mi raccontarono i miei.
Così è successo ancora. Urlavo e bestemmiavo venerdì, Venerdì Santo. E' stato brutto per chi come me, ci crede davvero. Forse è stato perchè con qualcuno me la dovevo pur prendere, forse è stato perchè per un momento mi sono sentito di nuovo solo, forse è stato perchè per un momento mi ero smarrito di nuovo. Ero in mezzo al traffico dopo la sfuriata, confuso, agitato, fermo con il finestrino aperto e la sigaretta accesa. Mi domandavo, in silenzio, perchè?
Perchè avevo urlato a quel modo? Perchè avevo bestemmiato? Cosa era successo? Con chi e per che cosa me la stavo prendendo. Avevo un cerchio alla testa e il solito rumore che non ho mai capito, come di un motore acceso, un vrroooooooooooom sottile, continuo, incessante, senza tregua, un vroooooooooom che non mi fa pensare, che non mi fa vedere al di là di un metro ma che poi, per fortuna, mi passa.
Ecco, è stato in quel momento che ho sentito dentro una voglia di bene incredibile, si è vero avevo ancora voglia di morire, ma stavolta per potere diventare un angelo, per poter dare una mano a tutti quelli che soffrono. Un angelo vero, non soltanto a parole.D'improvviso non mi sono più sentito solo. Un soffio di vento mi ha portato un profumo, un profumo che conoscevo, sapeva di buono. Qualcuno stava pregando per me in quel momento? Per la mia anima smarrita? Per la mia pace perduta? O forse Dio ad un certo punto ha capito, io sono un uomo, non mi basta la fede. Ho bisogno di sapere con certezza, di toccare, di sentire il bene, l'amore. Così ha voluto dimostrarmi che lui c'era, c'è sempre stato, ero io che non lo vedevo. Io che ero accecato dall'ira, dal rancore, verso chi poi? Verso che cosa?
Gli ulivi sono rimasti in un angolo della mia stanza quest'anno. Non ne ho regalato a nessuno quest'anno. Perchè non ero in pace. Come potevo dare pace?
Ieri sera il miracolo finale. Ho pregato prima di dormire. Come un bambino. Le mani giunte e gli occhi chiusi. Fra le scene sacre e le onde del mare, mi sono addormentato mentre pregavo....
Dio non si dimentica mai dei suoi figli, quando capisce che è giunto il momento solo Lui sa cosa fare. Alcuni li salva, altri se li ripiglia...
E così sia, al volere di Dio...
Dicono di me…
Che sono diventato fatalista. Che m’incammino ogni giorno per le strade, incurante del dolore.
Che se accompagno una vecchietta ad attraversar la strada, prima lo facevo con il cuore, adesso per dovere. Dicono che credo nell’amore, soltanto per il tempo di un momento in cui si sente il canto e poi, non so prestare più l’orecchio all’eco che rimane dentro ai giorni in cui il silenzio, a volte succede, lo pervade. Si dice in giro che io, a parte il lavoro, non ho altri interessi adesso per i quali val la pena di lottare. Io per il lavoro, dicono, son disposto a non mangiare, non dormire e camminare camminare camminare, senza stancarmi mai; per un amore invece non so dare un passo e non rimango certo ad aspettare, figuriamoci a inseguire. Dicono, anzi mi hanno detto, ch’è più di un mese ormai che io non vedo più mio padre e che neppure tengo il conto se sia vero di quei giorni, e del tempo che ormai ancora gli rimane.
Pure il cane mi guarda e mi parla e mi dice che non sa, ormai, da quanto tempo non riceve una carezza; e si che non ha smesso mai di strusciarsi, di cercarmi, di saltarmi e scodinzolarmi al mattino e alla sera quando parto e quando arrivo.
Dicono che io, nonostante è ancora vivo ho perduto un fratello e non ci piango, non mi dispero, dicono addirittura che neppure ci penso e che ormai sono diventato strano, ma proprio strano forte, e dicono sul serio…
Allora mi son detto : “ma tu guarda come sono diventati bravi tutti quanti” chi li ha mai visti tanti seneca tutt’insieme…
Che ne sanno loro se la vista del dolore per le strade mi fa male e allora, giro lo sguardo per non soffrire? Che ne sanno loro di quante vecchiette, all’altro marciapiede, mi han sputato in faccia appena è scattato il semaforo? Che ne sanno loro di quante volte son rimasto ad ascoltare, a cercare nel silenzio, l’eco di un canto d’amore…per non rassegnarmi di averlo perduto.
Che ne sanno loro di un amore eterno che incontrato, che un giorno è partito senza neppure avermi salutato?. Che l’aspetto a fare un amore, tanto se deve partire, non si ferma certo ad aspettare…
Che ne sanno loro se il lavoro è stato l’unico compagno, l’unico amico, che mi ha aiutato a non morire? Che al confronto il dolore dei calli per il troppo cammino, è stato ed è niente rispetto a quello delle lame che mi hanno trafitto il cuore lasciandolo infettato? Ogni sera quando tolgo la camicia, ci trovo ancora una macchia di sangue e materia…
A mio Padre ho dedicato tanto di quel bene, ci farà bene a tutt'e due se mi prendo un pò di riposo...
Forse a te posso dare ragione, amico cane, perdonami. Ma se ricomincio da te, prima o poi sarò finito credimi, credimi ti prego… e non mi offendo se per ripicca, non mi scodinzoli…
Tu hai scelto la tua strada fratello, mi ricordo di averti cercato prima di morire ma mi hai detto che eri troppo impegnato, se potevo ripassare…
Sono diventato strano è vero, ma credetemi, non sono mai stato così bene…