Il soffio leggero del vento del mare

Chi sono


Il soffio leggero del vento
del mare è il brivido dell’emozione...
D’improvviso l’anima
ha un sussulto,
un battito, un fremito
che non è soltanto per amore…
Il soffio leggero del vento del mare
può arrivare a ferragosto o a natale
È breve come un lampo,
una stella all’alba
e porta con sé i colori dell’arcobaleno
Ha soltanto una certezza:
Resta per sempre dentro il cuore
Armando

Links

apostrofo.com - l'altro scrivere
Ancora Io
Angela (Maestrale)
Aurora
Belynda
Emi
Giuseppe Iannozzi
Petra Ohl
Racconti,favole e leggende

Bottoni

Categorie

a mio padre
al mio amico
amore che muore
amore che nasce
attimi di pensieri
diari e lettere
i miei amici poeti
i racconti del mare
introspettiva
la storia di mio padre
le mie canzoni
monologhi
poesie e racconti erotici

Commenti recenti

utente anonimo in La spartizione Era O...
Armando_ in CHE SENSO HA?Che sen...
princessangel in CHE SENSO HA?Che sen...

Avviso

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è un prodotto editoriale ex Legge 62 del 7-3-2001.
Tutti i diritti sulle opere postate sono riservati

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte


Pensieri

Io sono un cantastorie. Racconto della vita, dell’amore del dolore. Io quando scrivo mi racconto Parlo di ciò che vedo, ciò che sento. Per favore, non chiamatemi poeta io sono un cantastorie

In fondo sono solo un uomo che ha pianto per amore che ha riso per amore che ha vissuto che ha donato che ha rubato attimi di vita alla vita Che ha voluto bene a un cane da bambino a mia Madre e a mio Padre Io voglio ancora bene ad ogni amore Conservo un cuore nei ricordi del mio cuore che mi ha voluto bene che mi ha amato che mi ha guardato dentro ed ha saputo leggermi l’anima Io la mia malinconia la porto dentro la nascondo i miei amici ridono quando stiamo insieme m’invidiano ma non me lo dicono le donne e il mio modo di fare però piangono quando mi leggono e a volte si chiedono Chi sono…

giovedì, 08 maggio 2008

CHE SENSO HA?


Che senso ha gettare i cassonetti per strada, inondare le strada di liquami puzzolenti ed infetti, addirittura bruciarli e respirarseli addosso?
Succede a Napoli e dintorni, da sempre.
Son venuto a viverci per fare contenta  mia moglie ma  ne scapperò al più presto.
Grazie sindaco, presidente della regione Campania & co. (volutamente scritti in minuscolo il sindaco, il predidente ed i co...
Ai Napoletani invece voglio dire una cosa che già altre volte, ed in più di un occasione ho ripetuto.
Combattete una guerra in maniera errata, rendendo inutile ogni tentativo di migliorare le cose e facendo, alla fine, del male soltanto a voi stessi. Vi bloccate le strade impedendo a voi stessi di andare a lavorare, fare la sesa e quant'altro; addirittura vi precludete la possibilità di andare da un medico, fare delle analisi programmate per il giorno "x" e, Dio non voglia, se mai qualcuno avrà bisogno di un pronto soccorso urgente,,,
Vi uccidete con l'aria infetta che voi stessi vi procurate bruciando la spazzatura in strada. Ma che senso ha?
Cazzo vivete al centro dell'Italia e non riuscite a trovare il modo per risolvere il problema? Ma andate a  bloccare la Salerno Reggio Calabria e la Napoli Roma, invece di fare del male a voi stessi.  Bloccate l'Italia e vedrete come i politici faranno a gara per risolvere il problema. Vi ricordate il casino che hanno fatto ai tempi delle quote del latte? Tutta l'Italia hanno bloccato...
Berlusconi è venuto a fare comizi a Napoli promettendo la risoluzione del problema? Bene, è arrivato il momento. Mi guardo intorno e vedo da una parte le facce sgomente dei cittadini che imprecano e/o rinnegano anche la condivisione di questi gesti, dall'altra alcuni cittadini che invece lottano(??) per il bene comune. Ma che razza di posto è questo? Che  mentalità assurda è? Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. Tutti a fare bordello e nessuno che riesca ad organizzare qualcosa di buono.
Da una parte3 quelli che aspettano dall'altra quelli che urlano. Che dirvi, amici napoletani? Forse cominciao davvero a credere che in fondo, non state poi così tato male... vi piace il caos.
Altrimenti tutto ciò, che senso ha?
frammento di: Armando_ delle ore 10:48 | link | commenti (2)
categorie: monologhi
domenica, 21 gennaio 2007

Riprendo a pubblicare nel mio blog, nella mia casa virtuale. Ho voglia di ricominciare. Cambierò qualcosa ceramente. Toglierò questo sfondo scuro e metterò qualcosa di più luminoso. Ho bisogno di molta luce, sto per intraprendere un viaggio nel buio, sebbene l'avevo immaginato radioso, iridiscente, colorato come un arcobaleno. Paura? Non credo ma un po' di ansia si, forse per via dei cambiamenti o forse, più semplicemente, perchè non ho mai pensato ai pensieri di una pianta quando viene tolta da un vaso e messa in un altro...ed io di piante ne ho avuto e ne ho curate tante.

Bene, vedremo quel che succederà...

frammento di: Armando_ delle ore 05:43 | link | commenti (8)
categorie: monologhi
venerdì, 26 agosto 2005




Lei Signore gioca a carte?

Signore
Signore, mi ascolta per favore...
soltanto un minuto
Le vorrei parlare

Lei c'ha un angelo di figlia
glielo dico io
un giorno l'ho chiamata Bianco
sì, angelo bianco

Ha un cuore buono
e mani sempre tese
e un sorriso sul viso
per ogni uomo deriso
dalla vita, dall'amore e dal dolore

Io l'ho incontrata
nel mio cammino
l'ho vista accucciata
con la mano nella mano
l'ho vista protesa
con lo sguardo al cielo

La cerca Signore
La cercava...
io sentivo soltanto
un canto, non un lamento
ti amo, ti amo, ti amo diceva
e non capivo a chi parlava

Parlava a Lei
a Lei che stava in cielo
ed io a queste cose ci credo
ci credo davvero

Ci sarà un giorno
che spero lontano
in cui mio Padre
verrà a stringerle la mano
vorrei che diventaste amici
come lo siamo noi
che vi vogliate bene
come ci vogliamo noi

Mio Padre gioca a carte, Signore
e lei?...

Armando
frammento di: Armando_ delle ore 10:29 | link | commenti
categorie: monologhi
martedì, 05 luglio 2005


HEI,SIGNORE IMPORTANTE...

Quello che non so fare, è cancellare il ricordo del nostro amore.
Tu hai voluto che ci credessi davvero, come te. Lo hai voluto a forza, con tutte le tue forze. Mi hai infilato nella mente e poi nel cuore, il pensiero felice. Io non lo conoscevo il pensiero felice. Non così almeno. Il nostro amore appassionato, ardente, infuocato. Il nostro amore contrastato, guardato ora con invidia ora con diffidenza, da chi diceva di volerci bene. Il nostro amore tormentato, di noi distanti che sapevamo sentirci vicini; fatto di pensieri che viaggiavano all’unisono, di sguardi. Abbiamo fatto l’amore di sguardi, la prima volta che ci siamo incontrati e io, non l’avevo mai fatto l’amore di sguardi…
Il nostro amore che ha fermato il tempo. Si, noi l’abbiamo fermato il tempo, in una notte di baci sul cuore fino all’alba. Il nostro amore che abbiamo lottato insieme, perché potesse vivere e poi, son rimasto da solo a lottare.
Le storie degli uomini sono dannatamente affascinanti, mi ha detto una volta una persona importante… cosa c’è di dannatamente affascinante in un uomo che ha cercato la morte, alla fine, soltanto per amore. Cosa c’è di dannatamente affascinante in un uomo che non sa più trovare l’amore, che vive di attimi rubati alla vita e dai quali, poi, fugge via per paura di morire ancora…
Cosa c’è di dannatamente affascinante in un uomo che ha soltanto voglia di innamorarsi di un amore che lo faccia volare soltanto e invece, sogna ogni notte di precipitare… si immagina ad occhi chiusi, sulla ringhiera del suo balcone ed ha davvero paura di cadere. Heiii, signore importante, me lo dici cosa c’è di dannatamente affascinante in tutto questo?
Per favore, qualcuno mi sa rispondere? Io non ci riesco a darmi una risposta.
Cosa c’è di dannatamente affascinate in un uomo che si ritrova ad amare ogni bambino che incontra, come se fosse il figlio che ha sempre desiderato, che vorrebbe colmarlo di regali e di carezze e che starebbe ad ascoltarlo per ore perché… se sapeste come sono grandi i bambini quando parlano… Cosa c’è di dannatamente affascinate in un uomo che ha paura di perdere sempre tutto ciò che possiede, dei suoi affetti più cari e per questo, ha paura di volere anche soltanto bene, figuriamoci amare.
Cosa c’è di dannatamente affascinante, nell’arrivare la sera stanco, sudato, e avere voglia soltanto che domani arrivi un nuovo giorno, per potere lavorare ancora ancora e ancora…me lo dici ehhhh? Signore importante…
Cosa c’è di dannatamente affascinante in un uomo che si guarda intorno, nella sua terra bruciata e non sa da che parte cominciare a levare le stoppe nere e non può fare a meno di respirare quel fumo, che gli fa mancare l’aria, che cammina a piedi nudi su quei tizzoni e ormai, non sente più il dolore sulle piaghe e continua a camminare, camminare, camminare… sperando un giorno di trovarsi in un campo appena in fiore e non guardare più quel fumo nero all’orizzonte.
No, signore importante, no signori, non è così. Queste storie di uomini non sono dannatamente affascinanti, sono dannatamente dolorose. Non smettono mai di fare male, non permettono di vivere e a volte, neppure di sopravvivere. Perché quando una lama ti è entrata nel cuore, è salita fino alla mente e ti ha attraversato il cervello… quei segni restano, non se ne vanno.
Così che posso fare, altro non posso che chiedere perdono, ancora, ancora e poi ancora perdono, a chi invano cerca di amarmi, a chi mi vorrebbe abbracciare e tenere stretto una notte intera e invece io fuggo al primo sguardo, perché non so più farlo l’amore di sguardi. A chi vorrebbe farmi volare, ma io paura di volare, perché ho paura di cadere… di cadere e farmi male, e piangere poi ancora, le lacrime delle mie lacrime, perché l’ho pure scritto, che anche le lacrime piangono… e il pianto delle lacrime, credetemi, è il dolore più doloroso che si possa incontrare. Quando piange una lacrima, non batte più il cuore…” E io il mio cuore una sera l’ho sentito fermarsi, anzi, non l’ho più sentito quella sera.
Chiedo perdono alle lucertole che ho ucciso… scrissi una volta, perché da bambino uccidevo le lucertole con la fionda e forse sono state le loro anime, che si sono vendicate, uccidendo me.
Che ne sai, signore importante, dei miei sguardi spenti dietro i miei sorrisi, eppure sapessi come ridono i miei amici, come m’inventano amori che non ho mai avuto anche se li ho amati.
Che ne sanno loro che un amore che si ama un notte soltanto, che si vive un istante, poi lascia un vuoto dentro ancor più grande. Eppure, quel signore ha anche detto che siamo noi a decidere se fare del nostro dolore il vuoto-pieno… No, signore importante, non ti so dare più ragione, adesso. Un tempo le tue parole mi hanno affascinato, adesso no. E’ facile per te parlare così, perché alla sera chiudi la porta e puoi andare a fare l’amore di sguardi e questo, credimi, signore importante, è la benzina nel cuore di un uomo.
Io invece riesco solo a fare male, a chi magari potrebbe, saprebbe, donarmi il suo cuore, io riesco solo a fare innamorare, a innamorarmi di un istante soltanto e poi, al primo raggio dentro ad una nuvola, fuggo via… ma non importa sai, a volte ci riesco ancora a convincermi che avevi ragione. L’hai detto sempre tu, signore importante, che la vita è: AL VOLERE DI DIO!
frammento di: Armando_ delle ore 18:14 | link | commenti (1)
categorie: monologhi
sabato, 14 maggio 2005

 
 
Non ci vengo, amò...

C’è chi dice che ci vuole più coraggio a restare che ad andare via… Io ho detto anche il contrario:
Ci vuole più coraggio ad andare via che a restare. Forse l’ho detto per giustificarmi di quando volevo andare via. E adesso, che mi sono trovato ad un bivio, ho deciso che ci vuole più coraggio a restare, che ad andare…
Così ho deciso: Non ci vengo ad incontrarti ancora, amò.
Lo so non ha senso che ti chiami ancora amò, ma noi ci chiamavamo così…
Che ci vengo a fare. Che senso ha farci ancora del male. Non gioverebbe a nessuno.
Io mi sento di nuovo la testa che mi fa rumore. Il tempo d’improvviso torna indietro e mi riporta a dei momenti che ormai non sono più; non saranno più e poi, d’improvviso mi accorgo che invece magari stavo guidando, o parlavo con un cliente o con un amico…Lo capisci che vuol dire, vero?
Lo capisci che non posso permettermi di sbagliare ancora. E se poi, lungo il ritorno da solo, la mente se ne va altrove mentre il corpo magari guida, amo? Forse anche tu preferiresti leggere ancora un'altra mia poesia, piuttosto che il mio necrologio.
Io se potessi scegliere, vorrei morire stanotte, anzi no, alla prima notte di luna piena. Magari con a fianco quella stella piccolina. Che senso ha tutto quello che è successo? Perché non dobbiamo riuscire a cancellarlo, a cancellarci.
Sai amò, dopo di te ho incontrato un nuovo amore, ma il tuo fantasma l’ha fatto scappare via. Era davvero una gran bella persona e mi voleva bene, mi vuole bene davvero. Non è che tu non me ne voglia, anche io te ne voglio, però tu hai scelto la tua vita amò…, hai scelto di gettarmi giù dalla torre senza neanche darmi il tempo di guardare se sotto c’era il mare o il cemento.
Per fortuna c’era il mare… solo che la torre era troppo alta ed ho sbattuto lo stesso sul fondo…
Mi sono fatto male, amò, tanto male. Se mi guardi bene, porto ancora i segni delle ferite sotto gli occhi e agli angoli del cuore. Mi dispiace che non ci vengo ad incontrarti. Prima, quand’ero più giovane sfidavo il tempo e la vita, mi sentivo forte come un leone e niente mi faceva paura.
Forse sono fatto vecchio, che ti devo dire, ma non ce l’ho più quella forza e quel coraggio. Adesso so quali sono le cose che devo evitare, so quando non è il caso di correre rischi. Adesso so che la paglia accanto al fuoco brucia, che l’acqua a lungo andare entra dentro i muri, che fra lo scoglio e il mare alla fine, vince sempre il mare…Così mi arrendo al mio essere umano. Alle mie debolezze o, come ormai sono solito dire, al volere di Dio.
Anche per l’Armando di un tempo il tempo non è stato clemente. Mi ricordo che da bambino ho sfidato più volte il mare. Quel giorno che me ne andai a nuoto, da solo, a guardare uno yacht ancorato lontano e, quegli stronzi dei padroni francesi, non mi hanno neppure fatto salire a riposare ed io, senza sentire la stanchezza né la paura, me ne tornai indietro. Oppure quando stavamo annegando con mio fratello ed io, sfidando le onde alte, riuscii a riportarlo alla riva, mentre lui piangeva attaccato al materassino. O quella volta di quando, già uomo, riuscii a salvare Maria Antonietta dalla corrente trascinandola fino a riva, da solo. E ancora di quando con i jeans e le scarpe mi tuffai a prendere mia nipote, il mare l’aveva rapita… Ridammela, gli ordinai, e il mare me la diede…
Non le so fare più stè cose. Adesso per il mare provo paura e rispetto insieme. Adesso lo so che è lui il più forte.
Adesso lo so che nella vita bisogna anche sapersi rassegnare. Non saremo mai acqua passata, ma neppure un fiume in piena che scorre… e allora perché sfidare ancora il destino…
Ricordiamoci per come eravamo, prima di morire. Con il sorriso stampato sugli occhi, con il rumore dei cuori che batteva forte, con i nostri silenzi che solo noi sapevamo riempire. I delfini devono stare in mare, non dentro i nostri cuori. Così ho deciso amò, non ci vengo a prendermi ancora il tuo addio e neppure a portarti il mio. Fammi ricordare di te il ricordo del tuo profumo, e se puoi, ricordati del mio. Ho perso i tuoi capelli, la notte in cui stavo per morire. Forse qualcuno li ha buttati via. Ho paura che se ti rivedo poi ne voglio ancora. Non ero ubriaco quel giorno, piangevo, per questo son finito contro un palo. Ho paura che al ritorno, da solo, finisco giù sotto un ponte e neanche me ne accorgo. Ho di nuovo quel rumore dentro la testa, come di un motore che gira. Hai presente quei vecchi camion in salita che sembra che da un attimo all’altro non ce la debbano fare e tornano indietro al contrario? Ecco, è questo quel rumore…
Rivoglio indietro il mio mondo… cantavi tu questa canzone amò, lasciala cantare a me adesso. Fammi risalire in cima alla mia torre, da solo. Da lì non mi getterà mai nessuno…
Non pensarmi cattivo, egoista magari. Ho solo deciso di volermi bene, almeno tanto quanto ne voglio a te e per questo, di rispettarmi così come ti ho sempre rispettata. Di avere per me le stesse coccole che ti ho donato, le stesse attenzioni, le stesse premure, fino alla fine.
Buon viaggio amò, non portarmi con te, goditi la Sicilia in tutti i suoi colori, in tutti i suoi profumi. Se sentirai per un attimo il mio, non pensarmi,(ti farà male) è soltanto la zagara che è già in fiore…

frammento di: Armando_ delle ore 23:56 | link | commenti (2)
categorie: monologhi
sabato, 16 aprile 2005

La spartizione

Era Ottobre quando alla vita chiesi di lasciarmi in pace e invocai la morte di venirmi a prendere. Al mattino il sole brillava ancora caldo e forte e la notte, quella notte, la luna sorrideva ancora, a parte una lacrima...
Tutto fu perchè capii che la vita non mi dava più quell'emozione, senza la quale non sapevo vivere. D'improvviso mi ritrovai senza più forze per proseguire il mio cammino. La vita è una strada in salita, ogni giorno. Io ero stato per tanto tempo uno scalatore instancabile ma, nonostante tutto, cadevo e risalivo, cadevo e risalivo. Dio sa quante volte ho creduto di toccare la vetta e poi, d'improvviso, ancora giù...e ricominciavo daccapo.
Allora invece mi ritrovai in preda all'astenia. I miei muscoli si rifiutavano di muoversi. La mia mente era stanca di pensare e andava vagando verso gli antichi meandri, forse perchè era più facile ricordare che cercare nuovi orizzonti, nuove strade alternative per riprendere a scalare.
Così scelsi un divano per feretro e mi misi ad aspettare. La morte venne solo a sfiorarmi ma poi se ne andò. Perchè, mi chiesi sempre. Forse non mi ero vestito bene, forse avevo lasciato il telefonino acceso e siccome aveva la videocamera, la morte aveva paura di essere ripresa e per questo non si avvicinò. Non l'ho mai saputo.
Allora mi volli fare convinto che quello fosse il volere di Dio e in silenzio lo accettai.
Dissi così, me lo ricordo ancora: Va bene Signore, se questa è la croce che devo portare, essa è nulla confronto di quella che ha portato il Tuo Figlio. E così sia...
Solo adesso ho compreso realmente cosa è successo, quella notte.
La morte è venuta, accanto a me c'era la vita che cercava di trattenermi. Così le due signore si son messe a litigare, per me... E' già successo che alcune donne hanno lottato per avermi ed io, che stupido, a volte ne ho riso.
Forse si saranno prese a schiaffi oppure per i capelli non lo ricordo, non lo so, dormivo.
Un tempo portavo la barba lunga grigiabiancanera e dicevo che quello era l'altro uomo che avevo trovato al risveglio. Un giorno guardai quell'uomo riflesso in una vetrina e vidi un corpo estraneo. Un giovane vestito da vecchio che in silenzio mi guardava. Chi sei, gli chiesi ma non mi rispose.
Così tolsi quella maschera che copriva il volto del giovane e provai a liberare ancora il bambino...E' stato un errore. Quella maschera copriva i segni del dolore, camuffava lo sguardo spento, dando all'uomo la forza di sentirsi protetto da una corazza e, a modo suo, improvvisarsi ancora guerriero.
Che importava se gli sguardi della gente dicevano: costui è un folle.
Solo adesso ho capito come finì davvero quella notte.
La vita e la morte si divisero le spoglie.
La prima si tenne il corpo, perchè in vita vogliamo solo questo, in fondo. Un corpo, un viso verso cui poter pregare, verso cui poter inveire, gridare, piangere o ridere. La morte si prese il cuore e l'anima...

frammento di: Armando_ delle ore 00:08 | link | commenti (4)
categorie: monologhi
domenica, 03 aprile 2005

Pensavo...

 

Dovunque il mondo si è fermato. In attesa dell'evento. Dalla politica allo sport. Dal gossip alla pubblicità. Il sacro ha unito il profano in un unico sentimento:L'attesa.
Nulla è stato risparmiato dal vento della commozione, dell'emozione che solo Sua Santità Giovanni Paolo 2°ha generato nel mondo.
Ieri sera ero a casa di alcuni amici, si festeggiava una laurea. Il televisore era acceso. Fra un pasticcino ed un sorriso l'occhio di ognuno andava fugace verso il video, a cercare un immagine,percepire una parola di questo o quel relatore del momento. Stamattina sono andato al mercatino. Fra le bancarelle di stoffe, cianfrusaglie e verdure non mancavano certo i televisori, sistemati fra delle nicchie create fra le roulottes ed i furgoni. Nei bar e nei supermercati idem. Forse è un fenomeno meridionale, forse è solo della mia città o forse è così in ogni dove, chissà. E' anche vero che pure io ho cambiato sintonizzazione alla mia radio in macchina, faccio zapping con il telecomando da un canale all'altro e cerco di non perdere nemmeno una notizia .
Cosa non è riuscito a creare, dentro il cuore di ognuno, il Santo Padre.
Che uomo straordinario che è stato. Sicuramente in questo momento mi sento molto cambiato dentro. Sento Dio, nel senso spirituale del termine, molto vicino; fino a qualche giorno fa avrei sicuramente risposto: "Va beh, morto un Papa se fa un altro..." senza voler assolutamente mancare di rispetto a Giovanni Paolo 2°, ma solo perchè avevo il cuore acerbo. Adesso invece il mio cuore, non voglio esagerare, ma lo sento intriso di un bene inspiegabile che nemmeno lo so spiegare. Ho anche pensato che adesso forse sarei pronto per morire, finalmente in pace. Ho voglia di dare e di avere del bene, così mi succede che lo riesco a cogliere in ogni cosa, anche nelle piccole ed insignificanti cose di tutti i giorni. Così mi succede che riesco a sorridere e a far ridere anche gli altri. Così mi succede che se mi chiama mio padre gli rispondo in modo gentile e gli dico per ogni cosa: "dai, non ti preoccupare, poi passo io e sistemo tutto". Così mi succede che se mi guarda il cane gli faccio una carezza e gli dico: " ma si vieni qua, che ti regalo una carezza pure a te..." e lui si mette a pancia all'aria... che scemo stò cane...
Ancora mi succede che poi mi fermo, perchè all'improvviso la testa mi ritorna a fare rumore, quel rumore strano che non mi so spiegare, oppure mi soffermo a pensare qualcosa che non riesco a ricordare e allora, allora mi ritorna un pò di ombra dentro al cuore... ma solo un pò, e se una lacrima ci prova a voler uscire, in maniera gentile le dico: dai, lasciami stare...l'asciugo e mi metto a fischiare...

frammento di: Armando_ delle ore 01:20 | link | commenti (3)
categorie: monologhi
venerdì, 01 aprile 2005

Santità

Santità, se Lei sapesse come somiglia a mio padre.
La stessa smorfia di dolore, la fronte canuta e lo sguardo smarrito.
Anche per Lei sono lontani adesso, i tempi in cui il leone ruggiva…
Ad ogni voce nuova sento un brivido, lungo la schiena, e fermo sempre una lacrima.
Le hanno dato l’Estrema Unzione, anche mio padre l’ha avuta tanto tempo fa, Santità.
Anche mio padre ha il parkinson e sa, Santità, cosa ha detto una volta?
Siamo “colleghi” io e il Papa…
Dicono che sia una brutta bestia da gestire il parkinson e Lei e mio padre non l’avete domato.
Fino all’ultimo però avete combattuto.
Papà ha pianto Domenica, a Pasqua, quando Lei non parlava.
Io lo so che vuol dire quando la voce non vuole uscire…ha detto fra le lacrime, singhiozzando e poi, avrebbe dovuto vederlo,mangiarsi il suo uovo di cioccolato sporcandosi le mani come un bambino...
Non sono il solo a sentirLa così vicino, con il cuore. Tutto il mondo è in pena, perché Lei tutto il mondo ha conquistato. Con il Suo sorriso, con la Sua semplicità, con la Sua parola, con la Sua forza, con la Sua fede. Certo che ne ha passate Lei, Santità; anche mio padre sa? Mannaggia quanto siete uguali, solo che a Lei la faranno Santo, a mio padre purtroppo no, papà è stato solo un uomo.
Lei no Santità, se lo lasci dire. Lei non è stato soltanto un uomo. Lei è stato veramente un pastore, un pastore che non ha mai dimenticato una sola delle Sue pecore… che ha sempre avuto una parola per ognuno, perché ognuno le ha sentite nel cuore le Sue parole. Lei è stato un uomo che ha viaggiato per portare Cristo in ogni parte del mondo, che non ha avuto paura degli attentati, dei terroristi, dei pazzi…anch’essi figli di Dio!
Lei è stato l’unico, Santità, ad avere avuto il coraggio di chiedere perdono per le colpe della chiesa, chissà in quanti se lo ricordano.
Lei è stato il Papa del mondo. Dei giovani, dei vecchi, dei bambini. Nessuno è riuscito a non farsi colmare dalla sua grande forza, dalla sua fede.
Sarà difficile che un altro Papa possa essere voluto bene nel mondo come Lei.
Io avevo voglia di parlarLe stasera, sarei rimasto ben volentieri a vegliarLa stanotte, baciandole le mani. Sapesse quante volte l’ho fatto con mio padre.
Io lo so di cosa avrebbe avuto bisogno Lei stanotte; soltanto di un po’ di pace, di una mano che l’aiutasse a girarsi di fianco, sul cuscino; di qualcuno che l’aiutasse a far pipì come quando era bambino; di qualcuno che le facesse compagnia mentre i Suoi fantasmi La tormentan; le piccole cose di un uomo che sta per morire…
Magari domani starà già meglio, Santità, magari domani questa notte sarà soltanto un ricordo, per tutti. Magari domani Lei riuscirà ancora a strappare un sorriso al mondo, facendo gridare al miracolo, magari…
Magari domani Lei sarà gia Santo invece… chi lo sa, ogni cosa nella vita è al volere di Dio…
Io pregherò anche per Lei questa notte, Santità. Tutti abbiamo bisogno di una preghiera nella vita.
Anche per Cristo in croce le donne, e non solo, pregavano…
Le chiedo in cambio soltanto una cosa Santità, non certo per me.
Quando domani Lei sarà in cielo, dia una mano a mio padre per favore, non lo lasci solo…lo è stato tanto ultimamente e poi, non se lo dimentichi, eravate “colleghi”.
Santità, le auguro una notte serena, ne avrà bisogno. Al volere di Dio…

frammento di: Armando_ delle ore 02:25 | link | commenti (5)
categorie: monologhi
mercoledì, 30 marzo 2005

Al volere di Dio...

Ad esser sincero non l'avrei creduto, invece è vero quel che mi hanno detto: Tu senza scrivere non ci sai stare...
è vero, è proprio vero. Così ritorno ancora, più temprato ma stavolta, almeno dentro, ancora un pò diverso. Forse non proprio un pò, forse un pò di più di un pò. Sono partito ch'ero senza Dio e torno invece in compagnia di Lui... dov'è che l'ho incontrato? Non lo so credetemi, davvero non lo so. Ricordo è stato il venerdì, quello Santo, quello quando Cristo in processione in una bara bianca, fa il giro delle strade. Anche da bambino è successo. Avevo dieci anni ed ero caduto. Non parlavo, ero in coma. Gesù passò sotto la finestra dell'ospedale dei bambini e io mi svegliai... questo mi raccontarono i miei.
Così è successo ancora. Urlavo e bestemmiavo venerdì, Venerdì Santo. E' stato brutto per chi come me, ci crede davvero. Forse è stato perchè con qualcuno me la dovevo pur prendere, forse è stato perchè per un momento mi sono sentito di nuovo solo, forse è stato perchè per un momento mi ero smarrito di nuovo. Ero in mezzo al traffico dopo la sfuriata, confuso, agitato, fermo con il finestrino aperto e la sigaretta accesa. Mi domandavo, in silenzio, perchè?
Perchè avevo urlato a quel modo? Perchè avevo bestemmiato? Cosa era successo? Con chi e per che cosa me la stavo prendendo. Avevo un cerchio alla testa e il solito rumore che non ho mai capito, come di un motore acceso, un vrroooooooooooom sottile, continuo, incessante, senza tregua, un vroooooooooom che non mi fa pensare, che non mi fa vedere al di là di un metro ma che poi, per fortuna, mi passa.
Ecco, è stato in quel momento che ho sentito dentro una voglia di bene incredibile, si è vero avevo ancora voglia di morire, ma stavolta per potere diventare un angelo, per poter dare una mano a tutti quelli che soffrono. Un angelo vero, non soltanto a parole.D'improvviso non mi sono più sentito solo. Un soffio di vento mi ha portato un profumo, un profumo che conoscevo, sapeva di buono. Qualcuno stava pregando per me in quel momento? Per la mia anima smarrita? Per la mia pace perduta? O forse Dio ad un certo punto ha capito, io sono un uomo, non mi basta la fede. Ho bisogno di sapere con certezza, di toccare, di sentire il bene, l'amore. Così ha voluto dimostrarmi che lui c'era, c'è sempre stato, ero io che non lo vedevo. Io che ero accecato dall'ira, dal rancore, verso chi poi? Verso che cosa?
Gli ulivi sono rimasti in un angolo della mia stanza quest'anno. Non ne ho regalato a nessuno quest'anno. Perchè non ero in pace. Come potevo dare pace?
Ieri sera il miracolo finale. Ho pregato prima di dormire. Come un bambino. Le mani giunte e gli occhi chiusi. Fra le scene sacre e le onde del mare, mi sono addormentato mentre pregavo....

Dio non si dimentica mai dei suoi figli, quando capisce che è giunto il momento solo Lui sa cosa fare. Alcuni li salva, altri se li ripiglia...
E così sia, al volere di Dio...

frammento di: Armando_ delle ore 08:10 | link | commenti (2)
categorie: monologhi
domenica, 13 marzo 2005

Dicono di me…

Che sono diventato fatalista. Che m’incammino ogni giorno per le strade, incurante del dolore.
Che se accompagno una vecchietta ad attraversar la strada, prima lo facevo con il cuore, adesso per dovere. Dicono che credo nell’amore, soltanto per il tempo di un momento in cui si sente il canto e poi, non so prestare più l’orecchio all’eco che rimane dentro ai giorni in cui il silenzio, a volte succede, lo pervade. Si dice in giro che io, a parte il lavoro, non ho altri interessi adesso per i quali val la pena di lottare. Io per il lavoro, dicono, son disposto a non mangiare, non dormire e camminare camminare camminare, senza stancarmi mai; per un amore invece non so dare un passo e non rimango certo ad aspettare, figuriamoci a inseguire. Dicono, anzi mi hanno detto, ch’è più di un mese ormai che io non vedo più mio padre e che neppure tengo il conto se sia vero di quei giorni, e del tempo che ormai ancora gli rimane.
Pure il cane mi guarda e mi parla e mi dice che non sa, ormai, da quanto tempo non riceve una carezza; e si che non ha smesso mai di strusciarsi, di cercarmi, di saltarmi e scodinzolarmi al mattino e alla sera quando parto e quando arrivo.
Dicono che io, nonostante è ancora vivo ho perduto un fratello e non ci piango, non mi dispero, dicono addirittura che neppure ci penso e che ormai sono diventato strano, ma proprio strano forte, e dicono sul serio…

Allora mi son detto : “ma tu guarda come sono diventati bravi tutti quanti” chi li ha mai visti tanti seneca tutt’insieme…
Che ne sanno loro se la vista del dolore per le strade mi fa male e allora, giro lo sguardo per non soffrire? Che ne sanno loro di quante vecchiette, all’altro marciapiede, mi han sputato in faccia appena è scattato il semaforo? Che ne sanno loro di quante volte son rimasto ad ascoltare, a cercare nel silenzio, l’eco di un canto d’amore…per non rassegnarmi di averlo perduto.
Che ne sanno loro di un amore eterno che incontrato, che un giorno è partito senza neppure avermi salutato?. Che l’aspetto a fare un amore, tanto se deve partire, non si ferma certo ad aspettare…
Che ne sanno loro se il lavoro è stato l’unico compagno, l’unico amico, che mi ha aiutato a non morire? Che al confronto il dolore dei calli per il troppo cammino, è stato ed è niente rispetto a quello delle lame che mi hanno trafitto il cuore lasciandolo infettato? Ogni sera quando tolgo la camicia, ci trovo ancora una macchia di sangue e materia…
A mio Padre ho dedicato tanto di quel bene, ci farà bene a tutt'e due se mi prendo un pò di riposo...
Forse a te posso dare ragione, amico cane, perdonami. Ma se ricomincio da te, prima o poi sarò finito credimi, credimi ti prego… e non mi offendo se per ripicca, non mi scodinzoli…
Tu hai scelto la tua strada fratello, mi ricordo di averti cercato prima di morire ma mi hai detto che eri troppo impegnato, se potevo ripassare…
Sono diventato strano è vero, ma credetemi, non sono mai stato così bene…

frammento di: Armando_ delle ore 02:15 | link | commenti (6)
categorie: monologhi