Il soffio leggero del vento del mare

Chi sono


Il soffio leggero del vento
del mare è il brivido dell’emozione...
D’improvviso l’anima
ha un sussulto,
un battito, un fremito
che non è soltanto per amore…
Il soffio leggero del vento del mare
può arrivare a ferragosto o a natale
È breve come un lampo,
una stella all’alba
e porta con sé i colori dell’arcobaleno
Ha soltanto una certezza:
Resta per sempre dentro il cuore
Armando

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Pensieri

Io sono un cantastorie. Racconto della vita, dell’amore del dolore. Io quando scrivo mi racconto Parlo di ciò che vedo, ciò che sento. Per favore, non chiamatemi poeta io sono un cantastorie

In fondo sono solo un uomo che ha pianto per amore che ha riso per amore che ha vissuto che ha donato che ha rubato attimi di vita alla vita Che ha voluto bene a un cane da bambino a mia Madre e a mio Padre Io voglio ancora bene ad ogni amore Conservo un cuore nei ricordi del mio cuore che mi ha voluto bene che mi ha amato che mi ha guardato dentro ed ha saputo leggermi l’anima Io la mia malinconia la porto dentro la nascondo i miei amici ridono quando stiamo insieme m’invidiano ma non me lo dicono le donne e il mio modo di fare però piangono quando mi leggono e a volte si chiedono Chi sono…

lunedì, 16 maggio 2005






I Racconti del mare/ resoconto di una storia vera

Quella che vi racconto adesso, non è una favola, uno dei tanti racconti si fantastici, ma reali, che il mare mi ha narrato. No, è la storia della nostra ritrovata antica amicizia. E' il resoconto della mia storia di questa notte, a modo mio...

Stanotte, il mare si rifletteva da solo nel mare.
Il cielo era coperto e la luna giocava a nascondino.
Le onde si infrangevano piano alla scogliera e, le avete viste mai?, per un attimo esse sembravano separarsi l’un l’altra e fra di loro si specchiavano.
Ecco come fa il mare a riflettersi da solo.
Io ero lì, con lui. Tentavo di riprendere un rapporto antico, perduto. Porgevo la mano ad un amico che, ero convinto, mi aveva tradito e fra le lacrime gli chiedevo perché…
Dimmi il motivo, perché l’hai fatto, fammi capire perché hai ingoiato i miei sogni con un onda sola, assassina, alle spalle; mentre io, me lo ricordo ancora, ridevo.
Non sono pazzo, gliel’ho chiesto davvero. Davvero poi una lacrima mi è caduta.
Cento cerchi nell’acqua si aprirono, ad uno ad uno e, lentamente, si delinearono i contorni di un viso: il naso, la bocca, gli occhi.
Li avete mai visti gli occhi del mare. Sono grandi, cambiano colore. Azzurri di giorno e neri di notte.
Io li conoscevo, li avevo visti da bambino.
Un giorno, ero ormai forse annegato, ricordo solo il sapore forte del sale e lontano lontano un rumore. Fra la sabbia sommersa due occhi grandi mi guardavano, sorridevano. Forse una mano, non credo la coda di un delfino, mi spinsero forte, più su, ancora più su… e una mano di uomo mi prese e mi portò alla riva.Ho un antico ricordo dentro al cuore. Una voce che sapeva di pace mi diceva: vai amico. Ogni tanto se puoi, vienimi a trovare, d’inverno sono solo, ci faremo compagnia.
Ecco perché, forse, ma è solo un mio pensiero, una mia sensazione immaginata che mi fa piacere credere, portare nel cuore, il mare in onore della nostra antica amicizia, bisbigliando le onde mi ha detto:
Amico mio, non venirmi a domandare il perché delle cose, degli eventi. E’ come domandare il senso della vita. Chi può saperlo a parte Dio, ed il cuore di ognuno…
E’ come domandare il senso della fede, chiedere il perché credere o, peggio ancora, dove riposa il vento quando tace o dove giace la pioggia prima di cadere.

A volte, voi umani desiderate la vita secondo i piaceri del vostro cuore, cercando nel contempo di dare al vento, al mare, alla luna o, peggio, a Dio i meriti o le colpe. Arrivate addirittura ad odiare l’amico, il fratello o, peggio, l’amore rei di aver deviato, secondo i vostri desideri, il corso delle cose. Non sempre è così. Se io ti spinsi quel giorno, facendoti risalire, salvandoti, perché poi avrei dovuto affogare te ed i tuoi sogni, come tu dici. Che me ne giovavo.
Rivedi nel tempo i tuoi sbagli, se sbagli ci son stati, e capirai da solo perché il tuo cuore ancor non trova pace. Cerca nel tuo tempo il giorno in cui tu, scagliasti la prima pietra e non piangere, adesso, del dolore che provi alle sassate che ricevi…
Di ogni amore che hai perduto, conservane il ricordo buono, così come ancora lo conserva ogni amore che hai lasciato. Ci hai mai pensato? Ancora ti credi d’essere, solo tu, il più buono?
E quelle grida che hai lanciato su tuo Padre? Si, ci sono state insieme anche parole d’amore, ma le grida, quelle rimangono. E i silenzi? Quanti silenzi hai donato? Non contare solo quelli che ricevi. Non tirare il naso alle bugie che ti han ferito, pensa a non far crescere il tuo…
Avvicinati armando, fatti abbracciare, sei ancora un bambino…

Io non lo so se l’ho sognato, se la mia mente è ormai perduta…so soltanto che un onda si infranse alla scogliera, l’acqua mi spruzzò il viso, i capelli, la camicia. Un brivido freddo, ma caldo nel cuore, mi strinse e piansi.
Stamattina, al risveglio, ho ricevuto in dono nuovi colori, nuovi profumi.
Alla mia casa al mare, le mie rose, son sbocciate ancora….

frammento di: Armando_ delle ore 23:47 | link | commenti (2)
categorie: i racconti del mare
giovedì, 17 febbraio 2005

Da "I Racconti Del Mare"

Tonino, il pesce ridolino

Il mare ha pianto l'altra mattina e le sue lacrime si sono mescolate con il sale e non serviva immaginare che Tonino, il pesce ridolino, fosse salito in cielo per calmarlo, tutt'intorno i pesci stavano a guardare...

Tonino era un pesciolino nero, piccolo e nero anche quando poi, da grande, diventò un pesce amato, stimato e rispettato. Rideva sempre Tonino, fin da bambino e riusciva a trasmettere a tutti la sua allegria. Aveva l'istinto innato del capo branco, del trascinatore ma non del capo, ero uno del gruppo, era il gruppo...Tonino non alzava mai la voce, non emetteva mai sentenze e i suoi consigli erano sempre celati dietro al baffo ridente e nero che apriva la porta alla sue battute.
I suoi genitori erano fieri ed orgogliosi di lui ed anche Giannina, la sua sposa pesciolina lo amava e lo stimava.
Certe volte nel mare si formava un nugolo di pesci, tutt'intorno a formare un cerchio e al centro chi c'era? Tonino che raccontava barzellette, storielline, aneddoti, che mimava vignette e scenette di tutti i giorni e i pesci tutti a ridere, a ridere fino alle lacrime.
Nettuno li osservava da lontano e rideva anche lui,era impossibile resistere alle barzellette di Tonino.
Il giorno del suo matrimonio Tonino era serio ma nessuno ci credeva, infatti il sorriso puntuale, immancabile, arrivò sul viso di Tonino e poi durante la cerimonia, come sempre, coinvolse tutti.
Visse anni intensi e, seppur brevi, ricchi di gioie e di soddisfazioni, la sua figlioletta intesta, una pesciolina bellissima e, anche lei, ridente. Un lavoro prestigioso e dignitoso che lo portò, in breve tempo, ai vertici dell'azienda. Era un pesce speciale Tonino, semplice e unico allo stesso tempo. Di una spontaneità disarmente. Due occhi neri in mezzo la testa che sapevano leggere dentro gli animi. Questo era Tonino.
Un giorno Nettuno, mentre era affacciato alla sua finestra che ascoltava le barzellette di Tonino,senti bussare alla sua porta. Era Dio, Dio in persona. Il Dio del cielo e della terra e del mare. Dio Onnipotente.
Nettuno s'inchinò a Lui e disse: Signore, Voi qui, cosa devo fare?
Dio entrò, posò il bastone e si sedette. I due vecchi si guardarono negli occhi poi Dio disse: Figlio mio, devo chiederti un favore; c'è troppo dolore in cielo, troppa tristezza. I figli delle torri, i fratelli  di Nassirya,delle guerre, la bambina napoletana e tanti, tanti altri fratelli che hanno abbandonato le loro famiglie troppo presto e non fanno altro che piangere...ho bisogno di un tuo figlio per riportare un pò di gioia in paradiso, ho bisogno di Tonino...

Immobile, Nettuno rimase immobile a guardare Dio. Signore, disse, sono impotente al vostro volere e ho giurato fedeltà e obbedienza, il vostro progetto è immenso e il mio dolore sarà nulla al confronto,Tonino è stato un Vostro dono allora, riprendetevelo.
Dio rispose: Nettuno, figlio mio, ho scelto te come Re dei mari perchè sapevo della tua saggenza, della tua sapienza e della tua fede e confido in quest'ultima, affinchè tu sappia dare la pace ai suoi cari.
Lentamente, dopo avergli poggiato una mano sul capo, Dio prese il bastone e tornò in cielo.
Le lacrime, a lungo trattenute, scivolarono copiose sul viso del vecchio Re.
Tonino rideva poco lontano e ridevano con lui tutti i suoi amici.
L'indomani, dopo aver regalato l'ultimo sorriso a Giannina e a sua figlia,Tonino partì...

E' una storia vera,la storia di mio cugino.Tonino. E’successa l’anno scorso. Con questo racconto, frutto di un miracolo, sono riuscito a trovare pace e donarla un po’ anche  alla Sua famiglia

 Armando @ Tutti i diritti sono riservati all'autore

frammento di: Armando_ delle ore 22:41 | link | commenti
categorie: i racconti del mare
venerdì, 04 febbraio 2005

 

Da "I Racconti Del Mare"

La Ragazza che sognava il mare

Questa è una storia che ha dell'incredibile.

Racconta del mare che un giorno,d'improvviso,si scoprì innamorato.

Innamorato di una ragazza della quale aveva visto il viso,l'ombra del suo corpo riflessa nel cielo.

Di lei aveva chiesto al vento di portarle il profumo e donarle,allo stesso modo, il respiro del suo;e fu così

E' malinconico il mare quando pensa e racconta questa storia.

Dalle sue onde scivolano leggere,gocce di lacrime sulle scogliere che nessuno riesce a vedere,perchè miste all'acqua e salte anch'esse.Rimpiange,avolte,la sua natura e la sua essenza,il suo essere materia sì in movimento ma,di non possedere un corpo,un viso.Ricorre allora,per lenire il suo tormento,alla sua saggezza ed alla quiete lenta del suo movimento che da sempre,ha placato i cuori,per trovare pace anch'esso.E così,nella consapevolezza ritrovata,ricorda di essere dimora per le creature che vivono in lui.Sente i canti ed i gemiti muti dei pesci,che scivolano leggeri e felici,le carezze delle scogliere e dei loro fiori e delle alghe e dei frutti al suo passare;ascolta ancora i sospiri degli amanti e gioca a nascondino con le loro impronte rubate alla sabbia e il suo cuore,finalmente si placa.

Un giorno il mare,che calmo e azzurro scivolava leggero fra le rive,udì una voce delicata che,lontano,cantava deliziosamente.Raccontava del suo desiderio di essere delfino e balzare fra le onde,o gabbiano e volare alto nel cielo e rispecchiarsi nelle acque;nave controcorrente oppure onda che sulla spiaggia,rccoglieva conchiglie per conservarle come preziosi tesori.

Rimase incantato,da così tanta dolcezza e da quelle parole soavi.

Scrutò il cielo e vide riflessa un immagine dai contorni sbiaditi,ora esili e graxili,con lunghi capelli scomposti,ora più chiare,definite,come un corpo robusto che si muoveva però leggero tra rocce e fiori su monti innevati.Qualunque cosa fosse ne rimase colpito dalla grazia,dalla leggerezza dei movimenti e dal suo canto.

Si innamorò subito.Fu il classico colpo di fulmine tanto decantato dagli uomini.

Per tutta la notte non fece altro che immaginarla lì con lui:come sirena ammaliatrice seduta su uno scoglio a cantare,come nave imponente che lo solcava,come gabbiano veloce che in lui si specchiava e le sue acque si agitarono,si mossero a ritmi confusi come per abbracciarla,per coccolarla,per stringerla morbosamente a sè.Al mattino,al levar del sole,anche il mare smise di sognare.Era un giorno d'estate.Il sole batteva forte e si rifletteva sull'acqua creando giochi di luci argentati.

Milioni di persone cercavano refrigerio,in ogni luogo,fra le sue acque fresche.In ognuna il mare cercava il viso di lei,il suo corpo,il suo profumo.Niente.Non c'era nulla che neppure la ricordasse.

Come ogni amante deluso,cominciò allora

 ad agitarsi,ad infuriarsi ed anche il cielo,riflesso in lui,cambiò umore.Così mentre nuvole minacciose si addensavano onde alte s'innalzavano,s'increspavano fra loro mettendo in fuga i bagnanti.

Per settimane il mare e il cielo,all'unisono,restarono immutati.Sembrava inverno.I metereologi non riuscivano a spiegarsi lo strano fenomeno e brancolavano nel buio,ipotizzando repentini cambiamenti puntualmente smentiti.

Un giorno il vento,stanco di soffiare,raccolse il canto di Luisa,così si chiamava la ragazza,che intanto passeggiava fra i suoi monti e lo portò al mare.

D'improvviso,il gigante si calmò.Le onde si abbassarono e,magicamente,scivolarono lente e leggere alla riva.Anche il cielo,improvvisamente,mutò assumendo il colore e la serenità del mare.Le nubi si diradarono fino a scomparire.La pace,era tornata al cuore del mare.

Si narra che nei giorni in cui il mare infuria,egli perde la consapevolezza del suo essere e della sua essenza,del bene che gli viene donato dal cuore di lei e che la passione,irrefrenata e irrazionale,rovini ciò che è stato il dono più prezios;lEssenza dell'Amore!

Si narra che nei giorni in cui il mare infuria,egli perde la consapevolezza del suo essere e della sua essenza,del bene che gli viene donato dal cuore di lei e che la passione,irrefrenata e irrazionale,rovini ciò che è stato il dono più prezios;lEssenza dell'Amore!

ARMANDO@ Tutti i diritti sono riservati all'autori

frammento di: Armando_ delle ore 01:23 | link | commenti (1)
categorie: i racconti del mare
lunedì, 24 gennaio 2005

 

Da "I Racconti del Mare"

Il Pescatore di sogni

Di pochi uomini il mare conserva un buon ricordo. Di poche anime ne sente il respiro. Di pochi cuori ne ascolta il battito. Come gli uomini che parlano ai cavalli,così i pescatori di sogni parlano all’acqua; che non è come parlare al vento.

I pescatori di sogni raccolgono dalle onde leggere i respiri di un amore,dagli anfratti scogliosi colgono immagini lontane di vita che si rinnova onda dopo onda,dalla sabbia fina e leggera,che basta un po’ di vento per farla volare,i pescatori di sogni prendono le orme dimenticate e le riportano in vita. Ascoltano l’eco delle voci dei bambini ed il rumore silenzioso dei loro castelli sgretolati. I pescatori di sogni non hanno bisogno di alcun tempo per recarsi al mare,il mare vive in loro. Basta chiudere gli occhi,per un pescatore di sogni,per sentire il profumo della vita in continuo movimento,il rumore leggero delle onde che scivolano alla riva,dei cavalloni che si infrangono schiumeggianti alle scogliere e ridere,sorridere,ricordando di quando sono stati bambini…..

 

 

Si narra di uomo che, avendo scelto il mare per amico,confidava a lui ogni cosa. Un amore,un desiderio,un dolore grande e insopportabile,una gioia infinita da riuscire a tenerla chiusa in petto.

Fin da bambino viveva con il mare dentro al cuore. Gli bastava vederlo per sentirsi felice. Passava ore e ore a guardare il movimento lento,continuo,perenne delle acque bagnanti la riva che,come per magia, si ritiravano lentamente e ritornavano,si ritiravano e ritornano sempre,per sempre….

Da bambino,quando andava al mare,passava le sue giornate in acqua incurante dei richiami della mamma. Il suo sport preferito era raccogliere vongole. Era bellissimo. Stava tre o quattro ore filate a pescare. Con le pinne scostava la sabbia e poi,d’incanto,ecco apparire tanti piccoli lembi bianco-grigi che sembravano innumerevoli occhi che fissavano:erano le vongole;un gran respiro e giù a prenderle. Era bellissimo affondare le mani nella sabbia morbida ed uscire coi pugni pieni di conchiglie. Ogni tanto qualcuna pizzicava oppure qualche granchietto nascosto,dava un morso con le chele aguzze ma era poca cosa al confronto della gioia provata ad ogni risalita.

Il mare era generoso con il suo amico. Gli donava le preziose conchiglie in abbondanza,sapeva di farlo felice. Man mano che cresceva imparò tutti i segreti della pesca senza mai abusare nell’approvviggionamento di quei doni. Il bambino cresceva e l’uomo pian piano si allontanava dal tempo dei giochi,delle corse sulla sabbia e dei castelli con i suoi canali,i ponti,le gallerie,franate rovinosamente come i sogni della vita,i sogni che poi,domani,sarebbe andato a ricercare…..

E trovò il suo primo amore,una sera,seduto alla riva;e trovò gli occhi dimenticati di suo padre,seduto alla scogliera;e trovò le carezze da bambino,di sua madre e la voce calda,lo sguardo dolce della nonna e il suo migliore amico,andato via in un mattino d’estate,sotto il sole,senza nemeno una parola,un saluto.

Quante birre hanno bevuto assieme,il mare non lo ricorda più.Ubriachi di bottiglie vuote giocavano poi coi tappi stanchi di essere girati,rotolati fra le dita e poi,finalmente,lanciati via.Il mare,fedele,li riportava indietro.

Il pescatore di sogni lanciava la sua lenza e aspettava paziente,non il pesce,ma lo scorrere del tempo.L’esca,erano i suoi pensieri che,attirati dall’odore forte del mare,si tuffavano nelle acque fresche alla ricerca non di prede,ma di soluzioni,di intuizioni,di promesse dimenticate da portare a termine,di un momento di pace,di refrigerio,di conforto per la sua anima.

Il pescatore di sogni parlava al mare che gli rispondeva;bisbigliava la sua voce fra le onde e urlava il disappunto o il suo consenso attraverso i fischi dei gabbiani.

Il pescatore di sogni credeva che per ogni stella caduta in mare,un’anima si reincarnva nel corpo di un uomo e allora chissà,se quella notte,in cui le stelle caddero a decine,il suo amico non tornò a vivere chissà dove…..e magari un giorno,chissà,si sarebbero incontrati ancora e il mare,glielo lasciò credere.

Si dice che il mare all’orizzonte si unisce al cielo ma gli uomini ormai,non ci credono più.

Solo il pescatore di sogni conosce la verità,gliel’ha detta il mare una sera che pioveva forte,La pioggia batteva sui vetri dell’auto,i fari illuminavano la scogliera e il fumo della sigaretta si spegneva appena usciva dal finestrino semichiuso.

Le gocce rimbalzavano sul mare come ballerini all’opera,ballavano una danza antica come il mondo e una musica si sollevava adagio nell’aria.Il bisbiglìo delle onde si trasformò in una voce calda,lenta,forte:

“Questa sera ti confido un segreto,amico mio,allontana i tuoi pensieri e ascoltami.La leggenda è vera;il mare all’orizzonte si unisce con il cielo.Il mondo è una palla gigantesca e il cielo altro non è che il mare alto;il mare altro non è che il cielo basso.

Gli uomini non possono saperlo questo segreto,tienilo per te.Gli uomini sono ingordi di sapere,vogliono scoprire sempre mondi nuovi.Guai se il segreto venisse svelato.Il cielo sarebbe invaso da loro,sporcato dai rifiuti,avvelenato dagli scarichi,contaminato dall’odio e dalla sete di potere e non potrebbe più rigenerare il mare,che ancora è vivo grazie a questo mutamento continuo,a questo rotolare insieme invisibile delle acque e delle nuvole.”

 

 

Quando il pescatore di sogni si risvegliò,dentro l’auto,la pioggia era cessata.Il mare si era calmato.Sparse,sui sedili,stavano tre anzi,quattro bottiglie ma……mancavano i tappi……… allora forse……... è stato tutto vero……

di Armando @tutti i diritti sono riservati all'autore

frammento di: Armando_ delle ore 23:35 | link | commenti (1)
categorie: i racconti del mare
domenica, 09 gennaio 2005

DA "I RACCONTI DEL MARE"

 I Semi del Dubbio

Il mare ricorda ancora di un tempo lontano,quando le acque erano fresche e limpide,e i pesci nuotavano felici fra le alghe i fiori e le scogliere e l’amore regnava,poi un giorno…

Un tempo lontano,il mare era un enorme distesa di acqua chiara,limpida e cristallina.

Un tempo lontano,il mare era un enorme distesa di acqua chiara,limpida e cristallina.

Le alghe crescevano rigogliose ed ordinate,accanto alle scogliere,sulle dune sabbiose dei fondali o in alcuni punti a caso del mare, ed erano il nascondiglio preferito dei giovani pesci che si recavano a giocarci dentro e intorno.

Il mare non aveva segreti per nessuno dei suoi abitanti. Tutto era trasparente e cristallino,ognuno vedeva l’altro intento a svolgere la sua vita quotidiana.I pesci più grandi si occupavano del cibo e di tenere in ordine le grotte,i piccoli giocavano ogni giorno senza timore alcuno perché i pericoli non esistevano.Gli innamorati si scambiavano baci e carezze davanti a tutti,senza doversi nascondere da niente e da nessuno.Erano tempi felici,il mare allora era un vero paradiso.

All’ombra delle sempreverdi foglie,quelle lunghe e strette,raccolte a mazzi, Lama e Biro si incontrarono e si innamorarono.A differenza di ciò che può sembrare dai loro nomi,Lama era il maschio e Biro la pesciolina della storia.Il loro amore cresceva ogni giorno.I due pesci innamorati abitavano lontano ma questo per loro non era un problema.Si parlavano da lontano(nel mare le voci giungono ovunque,come fanno gli uomini con i telefonini)e quando potevano si incontravano,all’ombra delle foglie sempreverdi.Le loro giornate trascorevano fra sospiri,frasi sussurrate e promesse,tante promesse che,nei loro cuori,presto sarebbero diventate realtà.

Un giorno da una nave umana caddero degli strani semi.

Formavano l’effetto della pioggia che,sulla terra,cade fitta fitta e non fa vedere nulla.

Tutti assistevano a quello spettacolo insolito nascosti all’interno delle loro tane. Nessuno osava avvicinarsi agli strani semi.Erano così tanti che non si riusciva più a distinguere neppure l’acqua.

Pico e Paco corsero subito ad informare Nettuno dello strano fenomeno.Atos ed Aramis,i pescespada spadaccini,cominciarono a radunare i pesci più grossi per organizzare le difese.

Squali,balene,capodogli e ogni sorta di gigante marino muovevano le acque dei fondali con giganteschi colpi di coda e di reni,onde gigantesche si alzavano in ogni luogo.Per gli umani quello spettacolo era un presagio di fine del mondo.

Nettuno nicchiava,dentro la sua grotta.Pico e Paco,fedelissimi e coraggiosi,avevano raccolto per lui alcuni semi.Il re del mare li guardava con attenzione,non li aveva mai visti.Ne spezzò uno e dal suo interno si sprigionò un odore forte,acre,fastidioso.Nettuno ebbe un attimo di esitazione,guardò con diffidenza Pico e Paco e disse loro:”Che cosa avete da guardare,cosa fate qui...andate via…”I fedeli delfini obbedirono in silenzio ma nei loro cuori piangevano.Mai Nettuno li aveva trattati così. Capirono che c’era qualcosa di strano ed era legato a quei semi….

L’indomani la vita nel mare tornò alla sua solita tranquillità,la strana pioggia era solo un brutto ricordo.Atos e Aramis comandarono ai giganti del mare di stare all’erta,anche nei prossimi giorni.

Pico e Paco restarono nei pressi della casa di Nettuno,temevano per il loro Re.

I semi erano spariti,la sabbia li aveva sepolti fra i suoi granelli e l’acqua tornò limpida.

Dopo qualche settimana però,su tutti i fondali,cominciarono a spuntare delle strane piantine grige e nere;in certi tratti erano mescolate insieme,in altri prevalevano quelle grige,in altri ancora le nere.

Il fondale marino non era più nitido come prima. I pesci non si vedevano più fra di loro.

I pesciolini avevano paura a giocare fuori,lontano dagli occhi attenti di mamma e papà.

Nettuno aveva davanti alla sua grotta una fitta vegetazione che non gli faceva più dominare la visuale del mare e cominciò a sospettare di tutti.Fra i pesci comininciò a serpeggiare il tarlo della diffidenza,le liti erano continue e spesso le ferite anche mortali.Insomma il mondo marino era stravolto.Anche Lama e Biro,non restarono immuni a questo mutamento.Le alghe cresciute attutivano le loro voci,i loro sospiri e i loro sogni furono spezzati da questo mutamento. I loro umori cambiarono ed anche il loro amore rischiava di venir travolto dagli eventi.

Nettuno,dentro la grotta era smarrito,incerto,neppure lui sapeva bene cosa fare.Non riusciva a comprendere lo strano fenomeno,anche lui si sentiva cambiato.Aveva scacciato Pico e Paco,i suoi fedelissimi delfini,era diventato diffidente verso tutti,allora si fermò a ragionare e da vecchio saggio,finalmente,riuscì a capire cosa fosse successo.Così chiamò a raccolta tutti i pesci,dicendo ai pescespada di liberare il mare da quelle alghe che oscuravano ogni cosa.

Atos e Aramis, insieme a tutti i pescespada del mondo, lavorarono alacremente e in poco tempo il fondale tornò trasparente,ma bisognava far presto,le alghe stavano ricrescendo….

Così Nettuno parlò ai suoi figli:

“Pesci di tutto il mondo,figli miei,non so come sia successo ma il mare è stato invaso dai Semi del Dubbio,sono delle piante terrestri pericolosissime.Una volta cresciute non si possono più estirpare,restano nella terra per sempre e noi,come gli umani,siamo condannati da oggi,a convivere con esse. Solo l’amore,la fiducia ed il rispetto reciproco ci possono salvare,solo imparando ad aiutarci l’uno con l’altro possiamo superare la diffidenza che esse generano,i Semi del Dubbio,sono cause di guerre,di separazioni,di amicizie che si rompono,sulla terra.Ogni tanto pulite i vostri cuori,i vostri giardini,dalle alghe minacciose con le vostre parole,benevoli e chiarificatrici,liberate le vostre ansie con discorsi sani e amorevoli,confidate agli amici le vostre pene e ascoltatene i consigli,solo così figli miei,forse,almeno noi,possiamo salvarci…

@ Tutti i diritti sono riservati dell'autore

frammento di: Armando_ delle ore 16:11 | link | commenti (1)
categorie: i racconti del mare
sabato, 01 gennaio 2005

Da "I Racconti del Mare"

La favola del natale nel mare

 

Una delle storie più antiche è più belle che il mare ricorda, accadde tanti e tanti anni fa, ma proprio tanti… Il Natale da sempre dona un’aria di rinnovamento, di gioia e di triste malinconia, a seconda di ciò che al momento si vive. Il Natale commuove, il Natale avvicina, il Natale accresce la voglia di donare, il Natale fa tornare bambini, il Natale accende un sorriso e spinge fuori una lacrima, e dalle lacrime di questa storia….è nato un sorriso.

In ogni angolo del mondo, racconta il mare,era un luccichìo continuo di luci, di colori.
Per le strade il bianco profumo delle caldarroste riscaldava l’aria e i cuori.
Dove la neve non arrivava a riempire gli angoli più nascosti, candidamente magici, la pioggia rendeva l’aria pungente e sui marciapiedi lucidi riflettevano immagini di gente frenetica e felice. Tutti correvano animatamente per definire i preparitivi per la festa più importante dell’anno: il Natale. Tavole rosse stampate, alberi addobbati, presepi con giochi d’acqua e neve artificiale sui vetri in ogni casa; uomini travestiti da Babbo Natale regalavano ai bambini attimi di magia, impressi per sempre in una foto.

E chi dice che anche nel mare, nelle sue acque scure e misteriose,nelle rive bianche e dorate, non si festeggi il Natale? Chi lo dice che nelle grotte sottomarine non ci sia al loro interno,in ognuna, un presepe? Siete mai scesi in fondo al mare la notte di Natale?
Nettuno, con la barba bianca e il tridente in mano a mò di bastone, è San Giuseppe; Sabina, un delfino azzurro sorella di Pico e Paco è la Madonna; Pico e Paco, naturalmente, il Bue e l’Asinello.
Grisù, il gamberetto, il Bambinello Gesù.

Tutti i pesci si concentrano la notte di Natale in quell’angolo misterioso e affascinante per assistere alla recita che, in ogni parte del mondo, coinvolge e commuove chiunque: la nascita di Gesù; il figlio del creatore del mondo,compreso il mare. Ecco perché anche i pesci, festeggiano il Natale.
Tutti contribuiscono al presepe nella grotta sottomarina. I granchi raccolgono pietre e fogliame duro, ramoso, dalle scogliere. Le vongole, le cozze e ogni sorta di mitili si posizionano all’ingresso e aprendosi e chiudendosi in continuazione creano milioni di bolle d’aria che salgono verso l’alto; i polipi, coi loro tentacoli, dirigono la folla verso la Sacra Famiglia raffigurata, i pescecani e i pescespada tengono i curiosi lontani, le stelle marine adornano i fondali e l’ingresso della grotta e fra loro una, la più bella, ogni anno viene scelta per fare la cometa. Tutto è un fermento anche lì, in fondo al mare. Uno spettacolo fantastico che non è dato di vedere agli uomini.
I pesci rompono il loro eterno silenzio e intonano canti sacri intorno alla grotta per tutta la notte.

Anche quell’anno il magico momento si ripeteva. Lo scenario era sempre lo stesso, come il momento di emozione che colmava gli animi di ogni creatura marina.
Enormi file di pesci, ordinate, si dirigevano in lenta processione verso la grotta, guidati dai movimenti dei polipi e dal brillare della stella all’ingresso: la cometa del mare.
Una nave, ignara, solcava le acque dove stava avvenendo quel miracolo: la musica dei crocieristi e il rumore dei motori non distrassero neppure un attimo i pesci dal loro rito magico e sacro insieme.

Ogni anno alla festa del mare Azzurrella era l’ospite più atteso e poi, dopo la mezzanotte, diventava lei la diva per tutta la notte. Azzurrella era una bellissima viola dal colore azzurro con striature giallo-grige, che brillavano alla luce della luna. Azzurrella si esibiva in una danza caraibica che aveva imparato da una sua cugina, dando così inizio a balli e canti per tutta la notte.
Tutti i pesci restavano incantati quando ballava Azzurrella e facevano a gara per essere il suo cavaliere in quella notte magica. Azzurrella ballava con tutti e rideva e cantava e tutti ballavano e ridevano e cantavano con lei.
Fra le file ordinate dei pesci, qualcuno notò che Azzurrella non c’era e cominciò un brusìo di voci che domandava: ”ma Azzurrella, dov’è? Ma quest’anno non ci sarà il suo ballo? E i canti e le danze fino all’alba? La voce arrivò fin da Nettuno, mentre era intento a recitare la parte che più gli si addiceva: San Giuseppe. Così comandò a due pescespada di mettersi sulle tracce di Azzurrella, di cercarla in ogni anfratto e capire cosa fosse successo. I pescespada girarono i mari in lungo e in largo ma di Azzurrella neanche l’ombra. Ogni anfratto, ogni alga fu controllata, niente, Azzurrella sembrava scomparsa. La paura che fosse finita in mano a qualche pescatore cominciò a farsi corpo fra i pesci. Lungo la strada del ritorno però Atos, uno dei pescespada, sentì una voce, come un pianto, provenire proprio dalla casa di Azzurrella: ”Già è vero, non siamo andati a casa sua “ pensò Atos dandosi dello stupido. Lui e il suo amico Aramis giunsero alla porta di Azzurrella e le chiesero cosa le fosse accaduto: ”Sono triste, sono rimasta sola e pensavo al Natale passato, quando c’erano i miei compagni, i miei parenti intorno a me e tutti insieme si andava per mare alla grotta e poi si ballava e si cantava e l’indomani ci si riuniva a mangiare e ridere e adesso non ne ho più voglia, voglio stare qui, da sola” disse fra le lacrime Azzurrella.
Atos e Aramis rimasero allibiti, incapaci di un gesto. Proprio azzurrella, che per tutti era il simbolo dell’allegria, dell’amore, della felicità, adesso era lì, triste e sconsolata e voleva trascorrere il Natale tutta sola nella sua grotta. Cosa fare? Cosa dirle? Come convincerla? Atos e Aramis non erano bravi con le parole e così tornarono indietro e raccontarono ogni cosa a Nettuno. Ormai mancava poco alla mezzanotte, bisognava far presto. Nettuno allora si diresse subito verso la casa di Azzurrella e quando le si avvcinò, con modi garbati, affettuosi e paternali, la carezzò e le disse: Azzurrella, sbagli pensando di sentirti sola, perchè non è così. Ognuno di noi ha un compito nella propria vita e ogni singolo individuo può pensare di non essere indispensabile all’altro, ma non è vero. Tu sei stata sempre quella che hai animato le nostre feste, che hai portato il sorriso, l’amore. E’ grazie a te se abbiamo provato la gioia di ballare e cantare tutta la notte. Vuol dire che quest’anno saremo noi a far divertire te, Azzurrella. Verremo qui a cantare e ballare fino a mezzanotte, per onorare il natale, poi andremo ognuno a casa nostra aspettando il nuovo giorno e domani saremo con te fin quando il sorriso non sarà tornato sul tuo viso. Sono sicuro che anche gli altri saranno d’accordo; e le diede un piccolo bacio sulla fronte abbracciandola.

Azzurella sentì il calore di un affetto sincero e si commosse. D’improvviso un fragoroso rumore di applausi ruppe il silenzio. Tutti i pesci erano venuti, a sua insaputa, al seguito di Nettuno e avevano assistito al suo dialogo con Azzurrella.
Nel suo viso bagnato dalle lacrime si aprì un grande sorriso. Azzurrella aveva capito di avere una nuova grande famiglia, unita e compatta, con la quale poter dividere i momenti felici e non di tutta la sua vita.
Ancora una volta, il miracolo del Natale si era compiuto.

Se vi avvicinate,ma non toppo,la notte di Natale alla riva del mare,sentirete canti e vedrete ombre danzare nell’acqua.Azzurrella e i suoi amici stanno festeggiando il natale e se porgete l’orecchio con attenzione al mare,sentire un coro gridare: BUON NATALE !!!!!!

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frammento di: Armando_ delle ore 15:53 | link | commenti (5)
categorie: i racconti del mare