Il soffio leggero del vento del mare

Chi sono


Il soffio leggero del vento
del mare è il brivido dell’emozione...
D’improvviso l’anima
ha un sussulto,
un battito, un fremito
che non è soltanto per amore…
Il soffio leggero del vento del mare
può arrivare a ferragosto o a natale
È breve come un lampo,
una stella all’alba
e porta con sé i colori dell’arcobaleno
Ha soltanto una certezza:
Resta per sempre dentro il cuore
Armando

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Pensieri

Io sono un cantastorie. Racconto della vita, dell’amore del dolore. Io quando scrivo mi racconto Parlo di ciò che vedo, ciò che sento. Per favore, non chiamatemi poeta io sono un cantastorie

In fondo sono solo un uomo che ha pianto per amore che ha riso per amore che ha vissuto che ha donato che ha rubato attimi di vita alla vita Che ha voluto bene a un cane da bambino a mia Madre e a mio Padre Io voglio ancora bene ad ogni amore Conservo un cuore nei ricordi del mio cuore che mi ha voluto bene che mi ha amato che mi ha guardato dentro ed ha saputo leggermi l’anima Io la mia malinconia la porto dentro la nascondo i miei amici ridono quando stiamo insieme m’invidiano ma non me lo dicono le donne e il mio modo di fare però piangono quando mi leggono e a volte si chiedono Chi sono…

venerdì, 03 giugno 2005

 
 
 
Caffè Freddo
Le candele accese al limite della loro esistenza riflettevano morbide ombre sul tavolo tra posate disordinate e piatti svuotati.
“Ma dimmi la verità, cosa ci fai qui stasera?”
“Perché?”
“Perché è una vita che non ti fai vedere o sentire. Nemmeno una telefonata.”
“Ho fatto male a venire?”
La risposta non fu immediata, Marco si versò ancora del vino, nella bottiglia ne era rimasto poco. “Ancora un po’ di vino?” chiese con un mezzo sorriso mentre le candele continuavano a dipingere ombre sempre più incerte.
“Va bene.” Avvicinò il bicchiere, il vino cominciò la sua danza circolare riempiendolo per metà. “Non hai risposto alla mia domanda.” Incalzò mentre ritirava il bicchiere.
“E’ importante la mia risposta? Cambierebbe qualcosa?” sorseggiò lentamente, il vino era diventato più caldo ma altrettanto piacevole.
Lei non rispose, si limitò a guardarlo, attese.
Marco la conosceva bene, pesò mentalmente le parole “Non hai fatto male. Mi fa piacere che tu stia qui. Solo che…”
“Solo che?”
Marco sorrise in modo amaro, scolò l’ultima goccia di vino e la guardò fisso.
“Ci sediamo sul divano?” chiese alzandosi e piegando disordinatamente il tovagliolo, “Staremo più comodi e risponderò a tutte le tue domande.

Il divano era grande ed accogliente, Marco mise su un CD di Jazz, Summertime cominciò a riempire piano la stanza con la sua dolce melodia. “Cosa mi avevi chiesto?” domandò quando erano seduti l’uno di fronte all’altra. “Ti stavo chiedendo…”
“Aspetta” la interruppe, “facciamo che sono io a farti una domanda.”
La donna lo guardò valutando, “Va bene” rispose alla fine, “Chiedi quello che vuoi.”
“Vuoi baciarmi?” Marco la osservò, i suoi occhi si accesero, il riflesso delle candele li rendeva grandi e profondi. Meravigliosi occhi verdi.
“E poi?” chiese lei mentre, senza rendersene veramente conto si stava già avvicinando.
“Non interessa il dopo, mi basta averti ora, in questo momento, la vita non è per sempre.”
Lei si avvicinò ancora fino ad incontrare le sue labbra. Le bocche s’incollarono come magneti di polo opposto, nessun dubbio, nessun ripensamento. La camicetta fu la prima cosa che cadde di lato mentre mani esperte fecero saltare i ganci del reggiseno; fu la volta di lei che lo spinse fino ad appoggiare la schiena al bracciolo del divano, quindi il golf di cotone finì arrotolato ai piedi del tavolino. Le labbra continuavano a cercarsi, a trovarsi senza mai fermarsi, senza mai trovare pace; finché il divano non divenne troppo piccolo e si ritrovarono quasi senza accorgersene sul grande letto, troppo grande in alcune sere, di Marco.

Fecero all’amore come altre volte, finché stanchi finirono distesi vicini. Lei gli voltava le spalle in posizione fetale, lui guardava fisso il soffitto. Era stato bello, ma era finito.
Sapeva che domani Milena si sarebbe alzata prima di lui, avrebbe preparato il caffè, una tazzina per se ed una per lui, ma non gliela avrebbe portata, l’avrebbe lasciata sul tavolo.
Una volta alzato avrebbe trovato quella solitaria tazzina di caffè ormai freddo. Quella tazzina rappresentava ormai tutta la sua vita: solitaria e fredda.
Non era riuscito a tenerla con sé, non era riuscito a trovare un modo per non farla andare via e questa cosa continuava a rodergli dentro specialmente quando gettava nel lavandino il caffè freddo di quella tazzina solitaria.

Questa volta però non sarebbe finita così, non questa volta ed un’idea gli si affacciò alla mente, prima una timida presenza, quasi impercettibile, successivamente sempre più chiara, sempre più nitida. Valutò con attenzione, analizzò tutte le conseguenze, le alternative e decise che quella era l’unica soluzione.
Milena s’era addormentata, ne sentiva il respiro profondo. Marco continuò a riflettere fin quando l’orologio digitale non segnò le 2:55 del mattino. Si alzò piano ed andò in cucina, era buio, ma si muoveva con dimestichezza, quella era casa sua d’altronde. Aprì il mobiletto dove teneva il caffè, prese il barattolo e lo poggiò sul bordo del lavandino; prese la caffettiera, riempì il serbatoio fino alla valvola, mise l’imbuto, il caffè e chiuse stringendo forte aiutandosi con uno straccio di cucina. Accese il fuoco ed attese. Ritornò nella camera da letto, Milena s’era girata dal lato opposto e teneva allungato il braccio destro. Aveva il viso rilassato e sembrava felice. Sorrise, rientrò in cucina e si sedette sulla sdraio che teneva fuori al balcone. La notte di lì ad un’ora avrebbe cominciato a ritirarsi piano, ma non ora, non era giunta ancora l’alba e le stelle brillavano monotone. Marco si alzò per controllare il caffè, stava venendo su, abbassò la fiamma come faceva sempre, uscì dalla cucina, si avvicinò al divano e raccolse la camicetta di Milena, ne sentì il profumo, quel profumo che amava, sentì qualcosa dentro, di forte, la strinse forte e ritornò alla caffettiera, spense e da un secondo mobiletto basso prese due tazzine, aggiunse lo zucchero, mezzo cucchiaino per lui due cucchiaini per lei che lo amava dolce il caffè. Girò lentamente, poi spostò le tazzine sul tavolo, le mise vicine con i manici opposti, prese un foglio dal blocco che aveva vicino al telefono e scrisse
questa volta ho fatto prima di te… ti amo
Ripose la penna di lato al foglio, chiuse la finestra del balcone, quindi aprì il gas al massimo, sorrise al pensiero e tornò a letto. Piano si stese di fianco a Milena ed aspettò che il sonno, quel sonno eterno che lo avrebbe legato a lei per sempre.

Dopo qualche ora un raggio di sole illuminò due tazzine di caffè, ormai freddo.
Autore: Massimo Petrucci
frammento di: Armando_ delle ore 00:37 | link | commenti (3)
categorie: i miei amici poeti
domenica, 29 maggio 2005





Immagine presa dal web

Il Momento Perfetto

A vederlo così, buttato in mezzo ad una strada nel calore di giugno sembrava quasi non appartenesse a quella città così compita. A passi lenti sulla riga di mezzeria , la giacca abbandonata su una spalla, i pantaloni spiegazzati, scalzo e sudato. Quello è un folle, sussurrò la gente dal marciapiede fra cestini in ferro e vetrine lucide. Quello è un folle , altrimenti perché mai se ne starebbe lì , in mezzo all’asfalto, a schivare macchine ? Io lo conosco , disse una donna, l’ho visto più di una volta seduto davanti al molo, proprio laggiù, su quella panchina scrostata, magari sta tornando proprio lì. Ti sbagli, sentenziò il giornalaio, è arrivato solo stamattina, l’ho visto scendere dal treno verso le sei, mentre consegnavo i giornali, era vestito proprio come adesso ma indossava le scarpe, sono sicuro che era lui perché una faccia così non si dimentica. È vero, intervenne un ragazzo che masticava gomma, ha una faccia allucinante, sarà stato un incidente a ridurlo così ? Oppure è un deforme come quelli di Chernobyl ? Stai zitto ragazzino, ruggì il commesso del negozio di scarpe, i bambini di Chernobyl non sono mostri, sono vittime innocenti, mentre lui di innocente non ha nulla, nemmeno il modo di camminare. Allora forse è stato ferito in guerra, bisbigliò una madre giovane e minuta, forse è stato colpito da schegge di proiettile, forse gli hanno sparato, e addosso porta i segni di una sconfitta. O di una vittoria, replicò il giornalaio, potrebbe avere anche vinto con onore una battaglia , credo che sia un uomo molto forte, non vedete ? Ha coraggio a camminare così, in mezzo alla strada. Sei sempre il solito rivoluzionario mancato, lo schernì lo spazzino, quello è solo un povero mentecatto che non sa dove andare. Guardatelo.. ha la luce della follia addosso, non vedete come trascina i piedi come mormora fra sé? Secondo me è matto. Potrebbe essere un assassino, suggerì la vecchia signora ricca, in fondo perché no ? Magari ha appena ammazzato qualcuno e adesso è in stato confusionale e vaga alla ricerca del perdono. O dell’inferno, finì il commesso, in fondo potrebbe avere voglia di morire anche lui dopo aver ucciso l’amore della sua vita, vedete ? Sta andando davvero verso il porto, forse ha intenzione di lasciarsi cadere nel mare. Credo che dovremmo intervenire se così fosse, sentenziò la madre giovane, in fondo questa è la nostra città, nessuno dovrebbe morire da solo qui, al mare. Hai ragione da vendere tesoro, la appoggiò il marito appena giunto, credo che dovremmo fare in modo di accompagnarlo e di sostenerlo, in fondo quello che sta per fare è un gesto d’amore, un uomo come lui può aver ucciso l’amore solo per pietà, non per ferocia. Andiamo tutti con lui, decise il giornalaio, io non lo posso abbandonare, ha i piedi ormai sanguinanti, il cuore a pezzi e poi intravedo lacrime nei suoi occhi. Sì è vero, confermò lo spazzino, sta piangendo in silenzio, in mezzo quella strada mentre va a morire, dobbiamo accompagnarlo tutti, in fondo è un privilegio veder morire un eroe. Fate piano però, ordinò la vecchia signora ricca, dobbiamo essere discreti ma fermi, dobbiamo rendergli onore senza rubargli la gloria di un gesto così perfetto, bene così, in silenzio, stringiamoci intorno a questo uomo magnifico e sofferente, facciamolo per lui , facciamolo per la nostra città che finalmente verrà ricordata come un luogo accogliente, un porto sicuro alla fine di un viaggio. Che grande fortuna averlo incontrato, pianse il ragazzo che masticava gomma mentre si incamminava abbracciato allo spazzino, un uomo così segnerà la mia vita d’ora in poi e nella mia mente rimarrà per sempre l’immagine di questo gesto d’amore profondo che lui fa a tutti noi, rendendoci partecipe della sua sofferenza. Della sua gloria.

Vederli in fila verso il mare fu quasi come un miracolo, fu quasi da non credere. Uniti, sussurranti caritatevoli accompagnarono l’uomo a morire e mentre il sole bruciava la sera, decine di mani lo spinsero nel blu di un momento perfetto.

AUTRICE: MARVEL
frammento di: Armando_ delle ore 23:10 | link | commenti (1)
categorie: i miei amici poeti
venerdì, 15 aprile 2005

Nel Rosso incanto
è difficile morire,
non piove
da giorni
sulla riva...
...quasi una lusinga
al silenzio
in onore
di luce.

Il richiamo
fa torto
al profondo
senza parola

l'assenza di un'onda

il canto
di rugiada
nel trambusto
del giorno.

...Ireland

 

 

frammento di: Armando_ delle ore 23:41 | link | commenti
categorie: i miei amici poeti
lunedì, 28 febbraio 2005

 

Un altro amico poeta bambino, ha scritto un altro gioiello, che io mostro a voi amici e ripongo in questo mio piccolo forziere di parole preziose in sempreterno ricordo

Emozioni


Il dolce suono dell’arpa
risveglia il mondo intero,
le dita che scivolano tra le corde
immettono dolci note
che danzano lievemente nell’aria
accompagnate
da piccoli fiocchi di neve
che sembrano gioire.
Sono emozioni che mi crescono
nell’anima
e riescono ad uscire solo quando
le note prendono vita sulle mie dita,
ed uscendo dal loro pentagramma
addolciscono il mio carattere
rabbioso;
trasformandolo così
in amore e passione per la musica

Kevin Paolo 18/02/2005

frammento di: Armando_ delle ore 01:06 | link | commenti
categorie: i miei amici poeti
venerdì, 25 febbraio 2005

Questo spazio è dedicato, con onore ed immenso piacere, al mio amico poeta Ivan Pietro, un bambino di 10 anni che parla già da uomo: Ad maiora Ivan!

Pensieri Fantastici

Tanti pezzettini
vanno a costruire il nostro mondo.
Sono parte della nostra fantasia
basta chiudere gli occhi per entrare
in questa meravigliosa città
dove i pensieri volteggiano nell’aria,
giocano e si rincorrono
raggiungendo l’infinito
oltrepassando l’orizzonte
dove il cielo e il mare
sono un’unica cosa.
Un mondo senza problemi,
senza guerra e senza
cattiveria
dove tutto è colorato
di vive sfumature.
Per i grandi
il nostro mondo è proprio strano
perché hanno fatto morire
il bimbo che era dentro di loro.

Ivan Pietro 15/02/2005




frammento di: Armando_ delle ore 00:45 | link | commenti (1)
categorie: i miei amici poeti
sabato, 22 gennaio 2005

 PIERROT

(Dedicata ad un amico)


Racchiude in petto tutto il suo dolore
per non sentire più quell’urlo muto
e nel silenzio beve acqua e sale
cercando dignità e non aiuto.

Il volto mascherato da un sorriso
non lascia intravedere l’uragano
e mentre spegne il faro della vita
ad una donna porge la sua mano.

Ma lei beffarda ride e lo rinnega,
lo schiva mentre chiude le sue porte,
chi vuol lottar cambiando il suo destino
non cerca compromessi con la morte.

Rimane quella stilla sul suo volto
impressa come marchio… non scompare
si scioglierà soltanto se il suo cuore
ritornerà la vita ad abbracciare.

Angela (Maestrale)

frammento di: Armando_ delle ore 00:07 | link | commenti
categorie: i miei amici poeti
venerdì, 21 gennaio 2005

 

Tienimi stretta a te

 E' un velo sottile
che avvolge il silenzio,
mentre un sogno
irrequieto vaga
fra minuscole stelle
nell'aria che non
cede passo
al danzare

stringimi
posa il capo
al mio cuore
che mai sa mentire
Lo senti il pulsare ?
Io non so
se un sogno
può parlare d'amore
se il volar sopra i cieli
avvicina la luna
al sole…
io non so…

ma ti prego
tienimi stretta a te
non parlare,
amore mio,
ascolta in questo
silenzio la voce del cuore
scava dentro le mie
emozioni e sarai tu
con il tuo amore a
crearmi

in nessun altro luogo
io posso esistere
solo tra le tue braccia
so essere me!

Soffio


frammento di: Armando_ delle ore 23:09 | link | commenti (1)
categorie: i miei amici poeti
martedì, 18 gennaio 2005

 All’Amore mio

Da mo’ che t’amo… co’ lo stesso còre
de quanno te conobbi piccoletto
e dopo tutti ‘st’anni, su ‘sto letto,
lo posso di’ co’ vanto e con onore


che, come allora, ancora ‘n c’hai ‘n difetto,
sei bbono, dorce, pieno de calore
e senza soffocamme nell’amore
m’hai sempre consolato e m’hai protetto.


Sei svejo, ‘nteliggente e senza boria,
e quanto è dorce questa nostra storia
a quela ggente che se meravija


(che guarda e penza “Anvedi che famija!”)
pe’ fajelo capi’ è ‘no sforzo immane.
Ma è mica corpa mia… si tu sei ‘n Cane

Chiara (GoldenTosca)

frammento di: Armando_ delle ore 22:02 | link | commenti (1)
categorie: i miei amici poeti