Il soffio leggero del vento del mare

Chi sono


Il soffio leggero del vento
del mare è il brivido dell’emozione...
D’improvviso l’anima
ha un sussulto,
un battito, un fremito
che non è soltanto per amore…
Il soffio leggero del vento del mare
può arrivare a ferragosto o a natale
È breve come un lampo,
una stella all’alba
e porta con sé i colori dell’arcobaleno
Ha soltanto una certezza:
Resta per sempre dentro il cuore
Armando

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Pensieri

Io sono un cantastorie. Racconto della vita, dell’amore del dolore. Io quando scrivo mi racconto Parlo di ciò che vedo, ciò che sento. Per favore, non chiamatemi poeta io sono un cantastorie

In fondo sono solo un uomo che ha pianto per amore che ha riso per amore che ha vissuto che ha donato che ha rubato attimi di vita alla vita Che ha voluto bene a un cane da bambino a mia Madre e a mio Padre Io voglio ancora bene ad ogni amore Conservo un cuore nei ricordi del mio cuore che mi ha voluto bene che mi ha amato che mi ha guardato dentro ed ha saputo leggermi l’anima Io la mia malinconia la porto dentro la nascondo i miei amici ridono quando stiamo insieme m’invidiano ma non me lo dicono le donne e il mio modo di fare però piangono quando mi leggono e a volte si chiedono Chi sono…

sabato, 16 aprile 2005

La spartizione

Era Ottobre quando alla vita chiesi di lasciarmi in pace e invocai la morte di venirmi a prendere. Al mattino il sole brillava ancora caldo e forte e la notte, quella notte, la luna sorrideva ancora, a parte una lacrima...
Tutto fu perchè capii che la vita non mi dava più quell'emozione, senza la quale non sapevo vivere. D'improvviso mi ritrovai senza più forze per proseguire il mio cammino. La vita è una strada in salita, ogni giorno. Io ero stato per tanto tempo uno scalatore instancabile ma, nonostante tutto, cadevo e risalivo, cadevo e risalivo. Dio sa quante volte ho creduto di toccare la vetta e poi, d'improvviso, ancora giù...e ricominciavo daccapo.
Allora invece mi ritrovai in preda all'astenia. I miei muscoli si rifiutavano di muoversi. La mia mente era stanca di pensare e andava vagando verso gli antichi meandri, forse perchè era più facile ricordare che cercare nuovi orizzonti, nuove strade alternative per riprendere a scalare.
Così scelsi un divano per feretro e mi misi ad aspettare. La morte venne solo a sfiorarmi ma poi se ne andò. Perchè, mi chiesi sempre. Forse non mi ero vestito bene, forse avevo lasciato il telefonino acceso e siccome aveva la videocamera, la morte aveva paura di essere ripresa e per questo non si avvicinò. Non l'ho mai saputo.
Allora mi volli fare convinto che quello fosse il volere di Dio e in silenzio lo accettai.
Dissi così, me lo ricordo ancora: Va bene Signore, se questa è la croce che devo portare, essa è nulla confronto di quella che ha portato il Tuo Figlio. E così sia...
Solo adesso ho compreso realmente cosa è successo, quella notte.
La morte è venuta, accanto a me c'era la vita che cercava di trattenermi. Così le due signore si son messe a litigare, per me... E' già successo che alcune donne hanno lottato per avermi ed io, che stupido, a volte ne ho riso.
Forse si saranno prese a schiaffi oppure per i capelli non lo ricordo, non lo so, dormivo.
Un tempo portavo la barba lunga grigiabiancanera e dicevo che quello era l'altro uomo che avevo trovato al risveglio. Un giorno guardai quell'uomo riflesso in una vetrina e vidi un corpo estraneo. Un giovane vestito da vecchio che in silenzio mi guardava. Chi sei, gli chiesi ma non mi rispose.
Così tolsi quella maschera che copriva il volto del giovane e provai a liberare ancora il bambino...E' stato un errore. Quella maschera copriva i segni del dolore, camuffava lo sguardo spento, dando all'uomo la forza di sentirsi protetto da una corazza e, a modo suo, improvvisarsi ancora guerriero.
Che importava se gli sguardi della gente dicevano: costui è un folle.
Solo adesso ho capito come finì davvero quella notte.
La vita e la morte si divisero le spoglie.
La prima si tenne il corpo, perchè in vita vogliamo solo questo, in fondo. Un corpo, un viso verso cui poter pregare, verso cui poter inveire, gridare, piangere o ridere. La morte si prese il cuore e l'anima...

frammento di: Armando_ delle ore 00:08 | link | commenti (4)
categorie: monologhi

Commenti
#1   16 Aprile 2005 - 14:22
 
Ciao Armando, era da un pò che non passavo...
oggi avevo nostalgia di te
e dei tuoi scritti...
e "sentivo" che avrei letto
quello che ho letto...
le tue parole mi colpiscono sempre.
Un abbraccio
Gilda
utente anonimo

#2   16 Aprile 2005 - 14:25
 
...ah, dimenticavo...
complimenti alla nuova veste del tuo blog,
mi piace molto...
ciao
Gilda
utente anonimo

#3   21 Aprile 2005 - 07:31
 
Sempre molto interessante ciò che scrivi.
Buona giornata Carmen
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cucciolo52

#4   20 Maggio 2008 - 23:52
 
eppure pensavo che stare in internet era solo un gioco stuoido di ragazzi che nn hanno niente da fare,invece...ho trovato te e questi STUPENDI manoscritti...COMPLIMENTI..marianna
utente anonimo

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