Immagine presa dal web
E PIANSE ANCHE IL MARE...
L’autobus era fermo. Il semaforo all’ingresso dei traghetti era rosso.
Il sole era caldo, quel giorno. E’ uguale il sole che batte in Calabria, al sole che batte in Sicilia.
Lei era lì, ferma, seduta, in attesa. Non avevano il semaforo rosso i suoi pensieri.
Alla velocità del suono avevano già attraversato lo stretto. Percorso tutta l’autostrada fino a Palermo e stavano adesso, seduti sulla panchina dei ricordi, nel mare di Mondello mangiando un panino con panelle… Come al solito, lei fingeva di dormire. Finge sempre di dormire lei. La notte, quando gli dorme al fianco; la Domenica in auto, al ritorno da una gita; al pomeriggio, dopo pranzo, sul letto al centro quadrato della stanza, di fianco alla luna e il sole appesi al muro.
Finge di dormire perché è il solo modo che ha per potere sognare. Per potersi librare nel suo mondo incantato perduto. Per poter piangere in silenzio senza essere vista da nessuno…
La svegliò, proprio mentre lui le teneva le mani sul viso, come nessuno aveva mai saputo fare, il rumore sordo del motore, riacceso, le vibrazioni delle poltrone e delle lamiere.
Il semaforo era verde. Iniziava l’imabrco.
Il mare di Reggio, al porto, è uguale uguale a quello di Messina; sporco di schiuma, dove i pescatori cercano di pescarci in mezzo e le meduse ridono a crepapelle, pensando quanto sono scemi. I gabbiani volano intorno tentando invano di coprire, con i loro gridi, il rumore di camion e motori di navi.. Finalmente si parte.
L’acqua diventò subito azzurra. Il sole batteva forte sul viso e il vento sembrava che accarezzasse i capelli e la pelle. Lei era lì, da sola con i suoi pensieri, i suoi ricordi, le sue emozioni.
D’improvviso le parve di vedere un delfino. Un delfino; e pensare che proprio lei gliel’aveva regalato, a lui, un delfino; un delfino vero Improvvisamente, ebbe la sensazione di sentire una voce. Un bisbiglio lontano. Non distingueva le parole. Poi, il cuore cominciò a batterle forte. L’intuito femminile le presagiva già la soluzione al mistero. Ma non era possibile, pensava. Il mare non parla. Soltanto un uomo dice in giro che lo sa ascoltare, ma è una storia inventata. Un tempo anche lei ci aveva creduto…ma poi la vita la fece ritornare con i piedi per terra, togliendole i sogni e le chimere, riportandola nel mondo reale, quello di tutti i giorni; delle notti insonni, dei pomeriggi della domenica, in auto con bimbi e marito, fingendo di dormire.
Adesso era lì, in piedi sul traghetto. Guardava il mare spruzzarle davanti chicchi di schiuma, bianchi come la neve e sentiva la voce del mare: Ciao, li sto ascoltando tutti i tuoi pensieri, so quello che provi. Abbiamo in comune un amico, tu un tempo l’amavi e l’hai tradito. Anche lui mi ha tradito, ma io l’ho perdonato…Anche lui ti ha perdonata, me l’ha detto una sera, fra le lacrime, la sera che ha deciso di non venire ad incontrarti. Non sperare di trovarlo, non ci sarà; ti perdona, ma il prezzo da pagare è il suo sparire…
Poi, tutt’intorno fu silenzio. Tranne il rumore del vento…
La voce del mare è calda, pacata. Sembra un sussurro. Il mare di rado urla, guai a sentire il gridare del mare, dopo sarà soltanto silenzio di morte.
Lei era rimasta in silenzio. Le lacrime le scendevano copiose. In cuor suo ci aveva sperato, un po’, che lui si sarebbe fatto vedere. La mente rifuggiva le parole del mare ma il cuore, gliele faceva credere. Lei davvero aveva sentito parlare il mare. Non erano bugie, allora, storie inventate per conquistarla, fantasie di un uomo bambino che non voleva-sapeva crescere. Lui era davvero.
I giorni in Sicilia passarono in fretta. Le visite guidate sono noiose, a volte, ancor più per chi nel cuore ha soltanto voglia di stare in silenzio, da sola.
Rifare le valigie fu cosa da poco. Si era portata pochi abiti e di quei pochi, non ne aveva adoperati quasi nessuno. Adesso era lì, ancora ferma al semaforo rosso. Anche i suoi pensieri, stavolta, le stavano accanto, fermi, incapaci di andare avanti o indietro.
C’è un momento, a volte, in cui la mente ha un black out improvviso, i pensieri e i ricordi stanno fermi, gli uni di fronte agli altri, incapaci di reagire, di fronteggiarsi, di muoversi… lei adesso stava vivendo quel momento. D’improvviso, l’assalì un senso d’angoscia. Il cuore le batteva come impazzito. Avrebbe voluto scendere, scappare via, raggiungerlo, gridargli la sua rabbia, il suo dolore, il suo amore. Avrebbe voluto… ma ancora una volta la ragione prese il sopravvento, ancora una volta al bivio, lei scelse la via del senno, quella linea già tracciata lungo la strada della sua vita, dove in fondo, quasi al centro di una piccola traversa, c’è la sua casa…
Ecco, era di nuovo sul traghetto adesso. Guardava il mare ancora azzurro e gli diceva: parlami, parlami ancora, adesso che ti so ascoltare… Il mare taceva.
Sapendo in cuor suo di sbagliare, di fargli e di farsi ancora del male, prese il telefonino e gli scrisse:
Addio…Ti lascio un mio ultimo regalo… il mio sorriso e lascio cadere le mie lacrime nel tuo amato mare e spero che questo vento ti porti un forte bacio sul cuore…
In quel momento il mare ruppe il silenzio. Chiese al vento di carezzarle i capelli, di asciugarle le lacrime sul viso e poi, sottovoce, come un buon Padre, le disse:
Figlia mia, il tuo dolore è grande, ma potrai portare nel cuore la gioia dei tesori che hai creato… i bimbi che soltanto il tuo amore ha voluto, ad ogni costo, felici. Potrai vivere, come ogni madre in virtù della loro gioia, del loro bene che ad ogni costo hai voluto preservare.
L’uomo che hai aspettato, io l’ho visto, di notte, mentre gettava il cuore alla scogliera, dopo avergli strappato la pelle lembo a lembo. La terrà appesa al sole, a ricordagli per sempre i giorni del dolore, quei giorni che un tempo son stati del Pensiero Felice e invece adesso, la tomba della sua pace.
Perdonalo anche tu, se come te, ha scelto di vivere…
E pianse anche il mare….