Il soffio leggero del vento del mare

Chi sono


Il soffio leggero del vento
del mare è il brivido dell’emozione...
D’improvviso l’anima
ha un sussulto,
un battito, un fremito
che non è soltanto per amore…
Il soffio leggero del vento del mare
può arrivare a ferragosto o a natale
È breve come un lampo,
una stella all’alba
e porta con sé i colori dell’arcobaleno
Ha soltanto una certezza:
Resta per sempre dentro il cuore
Armando

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Pensieri

Io sono un cantastorie. Racconto della vita, dell’amore del dolore. Io quando scrivo mi racconto Parlo di ciò che vedo, ciò che sento. Per favore, non chiamatemi poeta io sono un cantastorie

In fondo sono solo un uomo che ha pianto per amore che ha riso per amore che ha vissuto che ha donato che ha rubato attimi di vita alla vita Che ha voluto bene a un cane da bambino a mia Madre e a mio Padre Io voglio ancora bene ad ogni amore Conservo un cuore nei ricordi del mio cuore che mi ha voluto bene che mi ha amato che mi ha guardato dentro ed ha saputo leggermi l’anima Io la mia malinconia la porto dentro la nascondo i miei amici ridono quando stiamo insieme m’invidiano ma non me lo dicono le donne e il mio modo di fare però piangono quando mi leggono e a volte si chiedono Chi sono…

martedì, 31 maggio 2005





Potessi un giorno incontrarti

Potessi un giorno incontrarti
stringerei il tuo viso tra le mani
sfiorandoti appena le labbra
guardandoti negli occhi
dentro gli occhi

Potessi un giorno incontrarti
farei sentire alla tua mano
posata piano sul mio cuore
il battito di uomo
che ti farebbe regina

Saprei toccarti piano
appena, i seni
guardandoti i brividi
sulla pelle

e poi
un milione di carezze almeno
ad una ad una
prima di amarti
e poi
ti guarderei dormire sul mio petto

Potessi un giorno incontrarti…
frammento di: Armando_ delle ore 23:49 | link | commenti (1)
categorie:
domenica, 29 maggio 2005





Immagine presa dal web

Il Momento Perfetto

A vederlo così, buttato in mezzo ad una strada nel calore di giugno sembrava quasi non appartenesse a quella città così compita. A passi lenti sulla riga di mezzeria , la giacca abbandonata su una spalla, i pantaloni spiegazzati, scalzo e sudato. Quello è un folle, sussurrò la gente dal marciapiede fra cestini in ferro e vetrine lucide. Quello è un folle , altrimenti perché mai se ne starebbe lì , in mezzo all’asfalto, a schivare macchine ? Io lo conosco , disse una donna, l’ho visto più di una volta seduto davanti al molo, proprio laggiù, su quella panchina scrostata, magari sta tornando proprio lì. Ti sbagli, sentenziò il giornalaio, è arrivato solo stamattina, l’ho visto scendere dal treno verso le sei, mentre consegnavo i giornali, era vestito proprio come adesso ma indossava le scarpe, sono sicuro che era lui perché una faccia così non si dimentica. È vero, intervenne un ragazzo che masticava gomma, ha una faccia allucinante, sarà stato un incidente a ridurlo così ? Oppure è un deforme come quelli di Chernobyl ? Stai zitto ragazzino, ruggì il commesso del negozio di scarpe, i bambini di Chernobyl non sono mostri, sono vittime innocenti, mentre lui di innocente non ha nulla, nemmeno il modo di camminare. Allora forse è stato ferito in guerra, bisbigliò una madre giovane e minuta, forse è stato colpito da schegge di proiettile, forse gli hanno sparato, e addosso porta i segni di una sconfitta. O di una vittoria, replicò il giornalaio, potrebbe avere anche vinto con onore una battaglia , credo che sia un uomo molto forte, non vedete ? Ha coraggio a camminare così, in mezzo alla strada. Sei sempre il solito rivoluzionario mancato, lo schernì lo spazzino, quello è solo un povero mentecatto che non sa dove andare. Guardatelo.. ha la luce della follia addosso, non vedete come trascina i piedi come mormora fra sé? Secondo me è matto. Potrebbe essere un assassino, suggerì la vecchia signora ricca, in fondo perché no ? Magari ha appena ammazzato qualcuno e adesso è in stato confusionale e vaga alla ricerca del perdono. O dell’inferno, finì il commesso, in fondo potrebbe avere voglia di morire anche lui dopo aver ucciso l’amore della sua vita, vedete ? Sta andando davvero verso il porto, forse ha intenzione di lasciarsi cadere nel mare. Credo che dovremmo intervenire se così fosse, sentenziò la madre giovane, in fondo questa è la nostra città, nessuno dovrebbe morire da solo qui, al mare. Hai ragione da vendere tesoro, la appoggiò il marito appena giunto, credo che dovremmo fare in modo di accompagnarlo e di sostenerlo, in fondo quello che sta per fare è un gesto d’amore, un uomo come lui può aver ucciso l’amore solo per pietà, non per ferocia. Andiamo tutti con lui, decise il giornalaio, io non lo posso abbandonare, ha i piedi ormai sanguinanti, il cuore a pezzi e poi intravedo lacrime nei suoi occhi. Sì è vero, confermò lo spazzino, sta piangendo in silenzio, in mezzo quella strada mentre va a morire, dobbiamo accompagnarlo tutti, in fondo è un privilegio veder morire un eroe. Fate piano però, ordinò la vecchia signora ricca, dobbiamo essere discreti ma fermi, dobbiamo rendergli onore senza rubargli la gloria di un gesto così perfetto, bene così, in silenzio, stringiamoci intorno a questo uomo magnifico e sofferente, facciamolo per lui , facciamolo per la nostra città che finalmente verrà ricordata come un luogo accogliente, un porto sicuro alla fine di un viaggio. Che grande fortuna averlo incontrato, pianse il ragazzo che masticava gomma mentre si incamminava abbracciato allo spazzino, un uomo così segnerà la mia vita d’ora in poi e nella mia mente rimarrà per sempre l’immagine di questo gesto d’amore profondo che lui fa a tutti noi, rendendoci partecipe della sua sofferenza. Della sua gloria.

Vederli in fila verso il mare fu quasi come un miracolo, fu quasi da non credere. Uniti, sussurranti caritatevoli accompagnarono l’uomo a morire e mentre il sole bruciava la sera, decine di mani lo spinsero nel blu di un momento perfetto.

AUTRICE: MARVEL
frammento di: Armando_ delle ore 23:10 | link | commenti (1)
categorie: i miei amici poeti
sabato, 28 maggio 2005




Montelepre

Ieri sono stato in giro tutto il giorno (per lavoro).
Sapete quei rappresentanti con gli appuntamenti prefissati che li vedete sotto il sole cocente in giacca e cravatta e magari qualcuno dice: Ma che è scemo? Ecco...quello sono io
Ho visitato alcuni clienti nei paesini interni alla mia provincia e ho avuto vari flash, ve li regalo.


(prima riflessione)

Sopra le cime dei monti
riflesse
dal primo sole di prima estate
sembra scorgere i pensieri di ognuno
fluttuanti, in attesa di cadere
Lo sguardo verso il mare
è veloce
giusto il tempo d'uno sguardo
e in un attimo m'accorgo
dove i sogni riposano...


(dopo la visita ad una fabbrica di abbigliamento)

Le ragazze di paese
con i capelli lunghi sulle spalle
annodati a trecce cadute, leggere
fresche, come il pane buono fatto in casa
e i visi rossi sulle guance, del vino dei padri
ridevano e cucivano
Dai seni bianchi come il latte
ad ognuna scappava una voglia
tranne alle vecchie. le madri e le zitelle
Chissà, i pensieri di ognuna
e pure loro a pensarlo dei miei
Uno sfioro di sguardi
è più di una carezza a volte
Basta poco ad un brivido


(una cosa che ho visto)

Fra i vicoli vecchi
bruciati dal sole
suonava una campana
Dalla porta di una casa di pietra
lo sposo usciva
per attenderla in chiesa
Lei forse ancora s'addobbava
d'antica usanza
il collo di perle
Forse pensava a stasera
a anche lui sull'altare ci pensava
Chissà se le ragazze vergini esistono ancora
Io portavo il nuovo
dove regnava l'antico:
Il mondo in un telefono
Chissà se le ragazze vergini
esistono ancora
in certi angoli dove il tempo
sembra essersi fermato


(un'altra cosa che ho visto)

I vecchi di paese sono diversi
duri come il bastone
di legno ritorto
dove s'appoggiano mai stanchi
Bruciati dal sole e dal vino
hanno le vene gonfie
ancora piene di vita
Stanno in branco, nelle piazze
come a difendersi l'un l'altro
da chi li guarda
sputando sentenze, mozziconi e saliva
fino a sera



(una cosa che ho visto e sentito)

Antichi odori
di menta e basilico
e salse girate lente
La gallina scappa ancora
inseguita dal gatto
cacciato a pedate
dal venditore ambulante di pesce
che fa eco al fornaio
verso l'una
del suo pane buono
All'ora del sole alto
rumori e profumi tacciono
e pure la gente in paese riposa
Tranne i cani randagi
frammento di: Armando_ delle ore 00:05 | link | commenti (3)
categorie: introspettiva
giovedì, 19 maggio 2005

 
 
Immagine presa dal web
 
E PIANSE ANCHE IL MARE...
 
L’autobus era fermo. Il semaforo all’ingresso dei traghetti era rosso.
Il sole era caldo, quel giorno. E’ uguale il sole che batte in Calabria, al sole che batte in Sicilia.
Lei era lì, ferma, seduta, in attesa. Non avevano il semaforo rosso i suoi pensieri.
Alla velocità del suono avevano già attraversato lo stretto. Percorso tutta l’autostrada fino a Palermo e stavano adesso, seduti sulla panchina dei ricordi, nel mare di Mondello mangiando un panino con panelle… Come al solito, lei fingeva di dormire. Finge sempre di dormire lei. La notte, quando gli dorme al fianco; la Domenica in auto, al ritorno da una gita; al pomeriggio, dopo pranzo, sul letto al centro quadrato della stanza, di fianco alla luna e il sole appesi al muro.
Finge di dormire perché è il solo modo che ha per potere sognare. Per potersi librare nel suo mondo incantato perduto. Per poter piangere in silenzio senza essere vista da nessuno…

La svegliò, proprio mentre lui le teneva le mani sul viso, come nessuno aveva mai saputo fare, il rumore sordo del motore, riacceso, le vibrazioni delle poltrone e delle lamiere.
Il semaforo era verde. Iniziava l’imabrco.
Il mare di Reggio, al porto, è uguale uguale a quello di Messina; sporco di schiuma, dove i pescatori cercano di pescarci in mezzo e le meduse ridono a crepapelle, pensando quanto sono scemi. I gabbiani volano intorno tentando invano di coprire, con i loro gridi, il rumore di camion e motori di navi.. Finalmente si parte.

L’acqua diventò subito azzurra. Il sole batteva forte sul viso e il vento sembrava che accarezzasse i capelli e la pelle. Lei era lì, da sola con i suoi pensieri, i suoi ricordi, le sue emozioni.
D’improvviso le parve di vedere un delfino. Un delfino; e pensare che proprio lei gliel’aveva regalato, a lui, un delfino; un delfino vero Improvvisamente, ebbe la sensazione di sentire una voce. Un bisbiglio lontano. Non distingueva le parole. Poi, il cuore cominciò a batterle forte. L’intuito femminile le presagiva già la soluzione al mistero. Ma non era possibile, pensava. Il mare non parla. Soltanto un uomo dice in giro che lo sa ascoltare, ma è una storia inventata. Un tempo anche lei ci aveva creduto…ma poi la vita la fece ritornare con i piedi per terra, togliendole i sogni e le chimere, riportandola nel mondo reale, quello di tutti i giorni; delle notti insonni, dei pomeriggi della domenica, in auto con bimbi e marito, fingendo di dormire.
Adesso era lì, in piedi sul traghetto. Guardava il mare spruzzarle davanti chicchi di schiuma, bianchi come la neve e sentiva la voce del mare: Ciao, li sto ascoltando tutti i tuoi pensieri, so quello che provi. Abbiamo in comune un amico, tu un tempo l’amavi e l’hai tradito. Anche lui mi ha tradito, ma io l’ho perdonato…Anche lui ti ha perdonata, me l’ha detto una sera, fra le lacrime, la sera che ha deciso di non venire ad incontrarti. Non sperare di trovarlo, non ci sarà; ti perdona, ma il prezzo da pagare è il suo sparire…
Poi, tutt’intorno fu silenzio. Tranne il rumore del vento…

La voce del mare è calda, pacata. Sembra un sussurro. Il mare di rado urla, guai a sentire il gridare del mare, dopo sarà soltanto silenzio di morte.
Lei era rimasta in silenzio. Le lacrime le scendevano copiose. In cuor suo ci aveva sperato, un po’, che lui si sarebbe fatto vedere. La mente rifuggiva le parole del mare ma il cuore, gliele faceva credere. Lei davvero aveva sentito parlare il mare. Non erano bugie, allora, storie inventate per conquistarla, fantasie di un uomo bambino che non voleva-sapeva crescere. Lui era davvero.

I giorni in Sicilia passarono in fretta. Le visite guidate sono noiose, a volte, ancor più per chi nel cuore ha soltanto voglia di stare in silenzio, da sola.
Rifare le valigie fu cosa da poco. Si era portata pochi abiti e di quei pochi, non ne aveva adoperati quasi nessuno. Adesso era lì, ancora ferma al semaforo rosso. Anche i suoi pensieri, stavolta, le stavano accanto, fermi, incapaci di andare avanti o indietro.
C’è un momento, a volte, in cui la mente ha un black out improvviso, i pensieri e i ricordi stanno fermi, gli uni di fronte agli altri, incapaci di reagire, di fronteggiarsi, di muoversi… lei adesso stava vivendo quel momento. D’improvviso, l’assalì un senso d’angoscia. Il cuore le batteva come impazzito. Avrebbe voluto scendere, scappare via, raggiungerlo, gridargli la sua rabbia, il suo dolore, il suo amore. Avrebbe voluto… ma ancora una volta la ragione prese il sopravvento, ancora una volta al bivio, lei scelse la via del senno, quella linea già tracciata lungo la strada della sua vita, dove in fondo, quasi al centro di una piccola traversa, c’è la sua casa…
Ecco, era di nuovo sul traghetto adesso. Guardava il mare ancora azzurro e gli diceva: parlami, parlami ancora, adesso che ti so ascoltare… Il mare taceva.
Sapendo in cuor suo di sbagliare, di fargli e di farsi ancora del male, prese il telefonino e gli scrisse:
Addio…Ti lascio un mio ultimo regalo… il mio sorriso e lascio cadere le mie lacrime nel tuo amato mare e spero che questo vento ti porti un forte bacio sul cuore…

In quel momento il mare ruppe il silenzio. Chiese al vento di carezzarle i capelli, di asciugarle le lacrime sul viso e poi, sottovoce, come un buon Padre, le disse:
Figlia mia, il tuo dolore è grande, ma potrai portare nel cuore la gioia dei tesori che hai creato… i bimbi che soltanto il tuo amore ha voluto, ad ogni costo, felici. Potrai vivere, come ogni madre in virtù della loro gioia, del loro bene che ad ogni costo hai voluto preservare.
L’uomo che hai aspettato, io l’ho visto, di notte, mentre gettava il cuore alla scogliera, dopo avergli strappato la pelle lembo a lembo. La terrà appesa al sole, a ricordagli per sempre i giorni del dolore, quei giorni che un tempo son stati del Pensiero Felice e invece adesso, la tomba della sua pace.
Perdonalo anche tu, se come te, ha scelto di vivere…
E pianse anche il mare….
frammento di: Armando_ delle ore 18:17 | link | commenti (5)
categorie:
lunedì, 16 maggio 2005






I Racconti del mare/ resoconto di una storia vera

Quella che vi racconto adesso, non è una favola, uno dei tanti racconti si fantastici, ma reali, che il mare mi ha narrato. No, è la storia della nostra ritrovata antica amicizia. E' il resoconto della mia storia di questa notte, a modo mio...

Stanotte, il mare si rifletteva da solo nel mare.
Il cielo era coperto e la luna giocava a nascondino.
Le onde si infrangevano piano alla scogliera e, le avete viste mai?, per un attimo esse sembravano separarsi l’un l’altra e fra di loro si specchiavano.
Ecco come fa il mare a riflettersi da solo.
Io ero lì, con lui. Tentavo di riprendere un rapporto antico, perduto. Porgevo la mano ad un amico che, ero convinto, mi aveva tradito e fra le lacrime gli chiedevo perché…
Dimmi il motivo, perché l’hai fatto, fammi capire perché hai ingoiato i miei sogni con un onda sola, assassina, alle spalle; mentre io, me lo ricordo ancora, ridevo.
Non sono pazzo, gliel’ho chiesto davvero. Davvero poi una lacrima mi è caduta.
Cento cerchi nell’acqua si aprirono, ad uno ad uno e, lentamente, si delinearono i contorni di un viso: il naso, la bocca, gli occhi.
Li avete mai visti gli occhi del mare. Sono grandi, cambiano colore. Azzurri di giorno e neri di notte.
Io li conoscevo, li avevo visti da bambino.
Un giorno, ero ormai forse annegato, ricordo solo il sapore forte del sale e lontano lontano un rumore. Fra la sabbia sommersa due occhi grandi mi guardavano, sorridevano. Forse una mano, non credo la coda di un delfino, mi spinsero forte, più su, ancora più su… e una mano di uomo mi prese e mi portò alla riva.Ho un antico ricordo dentro al cuore. Una voce che sapeva di pace mi diceva: vai amico. Ogni tanto se puoi, vienimi a trovare, d’inverno sono solo, ci faremo compagnia.
Ecco perché, forse, ma è solo un mio pensiero, una mia sensazione immaginata che mi fa piacere credere, portare nel cuore, il mare in onore della nostra antica amicizia, bisbigliando le onde mi ha detto:
Amico mio, non venirmi a domandare il perché delle cose, degli eventi. E’ come domandare il senso della vita. Chi può saperlo a parte Dio, ed il cuore di ognuno…
E’ come domandare il senso della fede, chiedere il perché credere o, peggio ancora, dove riposa il vento quando tace o dove giace la pioggia prima di cadere.

A volte, voi umani desiderate la vita secondo i piaceri del vostro cuore, cercando nel contempo di dare al vento, al mare, alla luna o, peggio, a Dio i meriti o le colpe. Arrivate addirittura ad odiare l’amico, il fratello o, peggio, l’amore rei di aver deviato, secondo i vostri desideri, il corso delle cose. Non sempre è così. Se io ti spinsi quel giorno, facendoti risalire, salvandoti, perché poi avrei dovuto affogare te ed i tuoi sogni, come tu dici. Che me ne giovavo.
Rivedi nel tempo i tuoi sbagli, se sbagli ci son stati, e capirai da solo perché il tuo cuore ancor non trova pace. Cerca nel tuo tempo il giorno in cui tu, scagliasti la prima pietra e non piangere, adesso, del dolore che provi alle sassate che ricevi…
Di ogni amore che hai perduto, conservane il ricordo buono, così come ancora lo conserva ogni amore che hai lasciato. Ci hai mai pensato? Ancora ti credi d’essere, solo tu, il più buono?
E quelle grida che hai lanciato su tuo Padre? Si, ci sono state insieme anche parole d’amore, ma le grida, quelle rimangono. E i silenzi? Quanti silenzi hai donato? Non contare solo quelli che ricevi. Non tirare il naso alle bugie che ti han ferito, pensa a non far crescere il tuo…
Avvicinati armando, fatti abbracciare, sei ancora un bambino…

Io non lo so se l’ho sognato, se la mia mente è ormai perduta…so soltanto che un onda si infranse alla scogliera, l’acqua mi spruzzò il viso, i capelli, la camicia. Un brivido freddo, ma caldo nel cuore, mi strinse e piansi.
Stamattina, al risveglio, ho ricevuto in dono nuovi colori, nuovi profumi.
Alla mia casa al mare, le mie rose, son sbocciate ancora….

frammento di: Armando_ delle ore 23:47 | link | commenti (2)
categorie: i racconti del mare
sabato, 14 maggio 2005

 
 
Non ci vengo, amò...

C’è chi dice che ci vuole più coraggio a restare che ad andare via… Io ho detto anche il contrario:
Ci vuole più coraggio ad andare via che a restare. Forse l’ho detto per giustificarmi di quando volevo andare via. E adesso, che mi sono trovato ad un bivio, ho deciso che ci vuole più coraggio a restare, che ad andare…
Così ho deciso: Non ci vengo ad incontrarti ancora, amò.
Lo so non ha senso che ti chiami ancora amò, ma noi ci chiamavamo così…
Che ci vengo a fare. Che senso ha farci ancora del male. Non gioverebbe a nessuno.
Io mi sento di nuovo la testa che mi fa rumore. Il tempo d’improvviso torna indietro e mi riporta a dei momenti che ormai non sono più; non saranno più e poi, d’improvviso mi accorgo che invece magari stavo guidando, o parlavo con un cliente o con un amico…Lo capisci che vuol dire, vero?
Lo capisci che non posso permettermi di sbagliare ancora. E se poi, lungo il ritorno da solo, la mente se ne va altrove mentre il corpo magari guida, amo? Forse anche tu preferiresti leggere ancora un'altra mia poesia, piuttosto che il mio necrologio.
Io se potessi scegliere, vorrei morire stanotte, anzi no, alla prima notte di luna piena. Magari con a fianco quella stella piccolina. Che senso ha tutto quello che è successo? Perché non dobbiamo riuscire a cancellarlo, a cancellarci.
Sai amò, dopo di te ho incontrato un nuovo amore, ma il tuo fantasma l’ha fatto scappare via. Era davvero una gran bella persona e mi voleva bene, mi vuole bene davvero. Non è che tu non me ne voglia, anche io te ne voglio, però tu hai scelto la tua vita amò…, hai scelto di gettarmi giù dalla torre senza neanche darmi il tempo di guardare se sotto c’era il mare o il cemento.
Per fortuna c’era il mare… solo che la torre era troppo alta ed ho sbattuto lo stesso sul fondo…
Mi sono fatto male, amò, tanto male. Se mi guardi bene, porto ancora i segni delle ferite sotto gli occhi e agli angoli del cuore. Mi dispiace che non ci vengo ad incontrarti. Prima, quand’ero più giovane sfidavo il tempo e la vita, mi sentivo forte come un leone e niente mi faceva paura.
Forse sono fatto vecchio, che ti devo dire, ma non ce l’ho più quella forza e quel coraggio. Adesso so quali sono le cose che devo evitare, so quando non è il caso di correre rischi. Adesso so che la paglia accanto al fuoco brucia, che l’acqua a lungo andare entra dentro i muri, che fra lo scoglio e il mare alla fine, vince sempre il mare…Così mi arrendo al mio essere umano. Alle mie debolezze o, come ormai sono solito dire, al volere di Dio.
Anche per l’Armando di un tempo il tempo non è stato clemente. Mi ricordo che da bambino ho sfidato più volte il mare. Quel giorno che me ne andai a nuoto, da solo, a guardare uno yacht ancorato lontano e, quegli stronzi dei padroni francesi, non mi hanno neppure fatto salire a riposare ed io, senza sentire la stanchezza né la paura, me ne tornai indietro. Oppure quando stavamo annegando con mio fratello ed io, sfidando le onde alte, riuscii a riportarlo alla riva, mentre lui piangeva attaccato al materassino. O quella volta di quando, già uomo, riuscii a salvare Maria Antonietta dalla corrente trascinandola fino a riva, da solo. E ancora di quando con i jeans e le scarpe mi tuffai a prendere mia nipote, il mare l’aveva rapita… Ridammela, gli ordinai, e il mare me la diede…
Non le so fare più stè cose. Adesso per il mare provo paura e rispetto insieme. Adesso lo so che è lui il più forte.
Adesso lo so che nella vita bisogna anche sapersi rassegnare. Non saremo mai acqua passata, ma neppure un fiume in piena che scorre… e allora perché sfidare ancora il destino…
Ricordiamoci per come eravamo, prima di morire. Con il sorriso stampato sugli occhi, con il rumore dei cuori che batteva forte, con i nostri silenzi che solo noi sapevamo riempire. I delfini devono stare in mare, non dentro i nostri cuori. Così ho deciso amò, non ci vengo a prendermi ancora il tuo addio e neppure a portarti il mio. Fammi ricordare di te il ricordo del tuo profumo, e se puoi, ricordati del mio. Ho perso i tuoi capelli, la notte in cui stavo per morire. Forse qualcuno li ha buttati via. Ho paura che se ti rivedo poi ne voglio ancora. Non ero ubriaco quel giorno, piangevo, per questo son finito contro un palo. Ho paura che al ritorno, da solo, finisco giù sotto un ponte e neanche me ne accorgo. Ho di nuovo quel rumore dentro la testa, come di un motore che gira. Hai presente quei vecchi camion in salita che sembra che da un attimo all’altro non ce la debbano fare e tornano indietro al contrario? Ecco, è questo quel rumore…
Rivoglio indietro il mio mondo… cantavi tu questa canzone amò, lasciala cantare a me adesso. Fammi risalire in cima alla mia torre, da solo. Da lì non mi getterà mai nessuno…
Non pensarmi cattivo, egoista magari. Ho solo deciso di volermi bene, almeno tanto quanto ne voglio a te e per questo, di rispettarmi così come ti ho sempre rispettata. Di avere per me le stesse coccole che ti ho donato, le stesse attenzioni, le stesse premure, fino alla fine.
Buon viaggio amò, non portarmi con te, goditi la Sicilia in tutti i suoi colori, in tutti i suoi profumi. Se sentirai per un attimo il mio, non pensarmi,(ti farà male) è soltanto la zagara che è già in fiore…

frammento di: Armando_ delle ore 23:56 | link | commenti (2)
categorie: monologhi
lunedì, 09 maggio 2005

 
 
 
 
 
E' il tuo
il primo profumo della vita
odora di latte e di seno, di buono
come il ricordo antico della prima carezza
Nessuna amante da in dono
il tuo sguardo d'amore
nessuna moglie
le tue premure e il tuo perdono
Dopo ogni schiaffo
ricordo sempre una carezza, un sorriso
e quante parole d'amore
Sei il bene vero, che non muore
puro come solo di madre
Soltanto tu, sai donare la vita...

A tutte le mamme... Armando
 
frammento di: Armando_ delle ore 00:25 | link | commenti (5)
categorie:
domenica, 01 maggio 2005

 

 

 

Se chiudi gli occhi, amore
potrai sentirle ancora le mie mani
carezzare leggere i tuoi seni
le mie labbra cercarti in ogni dove
e intanto
non smetterei mai di guardarti

Se chiudi gli occhi, amore
io ci riesco a sentire ancora il tuo respiro
e tu, lo senti il mio?
Chiudi gli occhi, solo un istante

Ti sto sussurrando, ascoltami
ti sto carezzando, sentimi
ti sto baciando, piano, come ci piace

Se chiudi gli occhi, amore
potrai ascoltarmi ogni qualvolta lo vorrai...

frammento di: Armando_ delle ore 01:02 | link | commenti (5)
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Io non ho avuto così tanti amori, in fondo
ma ad uno ad uno, ognuno,
mi han dato insieme al bene un gran dolore
eppure voglio bene ad ognuno
Ci sono dei momenti, a volte
che li ricordo piano
magari dentro una canzone
Ho una canzone per ogni amore
Avevo una canzone che non era per nessuno
ed è diventata anche per un amore
Un amore che non è mai iniziato
che è nato nel cuore e nel cuore rimane
ha scelto di avermi in una canzone
E' stata un'emozione
credetemi, quando l'ho saputo
come quando dopo un temporale si vede l'arcobaleno
e ha sorriso il mio cuore bambino
Come ti avrei voluto abbracciare
piccolo amore, mai nato, mai dimenticato
Come avrei voluto carezzarti i capelli
guardarti negli occhi e in silenzio,
sussurrarti con gli occhi
ti voglio bene...

frammento di: Armando_ delle ore 00:59 | link | commenti (1)
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