
Ho una casa in riva al mare
duecento passi
e si arriva alla scogliera
bassa
frastagliata e scura
Ho regalato il mio primo sorriso
al sole
al mare le mie prime parole
e ad un cane che passava
ho promesso una carezza
Ho respirato il vento stamattina
freddo di gennaio
Un gabbiano intirizzito
mi ha salutato
e un granchio
mi ha fatto l'occhiolino ed è scappato
Cento cerchi nell'acqua
uno per ogni pensiero
per ogni pietra lanciata
svanivano insieme al fumo
che saliva lento
e si perdeva
di una sigaretta
che piano si spegneva
e poi
duecento passi indietro...

Cin Cin...
Ciao a tutti
e quando dico tutti intendo tutti, nessuno escluso...
Stasera, già lo so, è una di quelle sere che imparerò a memoria il cielo...
Ho un vulcano al posto della testa, sempre in movimento, sempre in eruzione di pensieri, di ricordi, di progetti... sì di progetti.
Ne ho davvero tanti in pentola. Cuociono lenti nel mio pentolone, a fuoco basso per non bruciarsi. Ogni tanto li controllo, aggiungo un pò di sale, li giro, li rigiro e aspetto... aspetto che cuociano. Li mangerò piano, lentamente, uno ad uno.
Non lascerò neppure le briciole nei piatti.
Man mano che li andrò gustando brinderò coi miei commensali. Si alzeranno i calici e al posto del vino, sorpresa, le loro labbra sentiranno il sapore del sangue, del mio sangue che adesso sto versando e che conservo, perchè quando sarà il momento di brindare sia invecchiato bene.
Lo conservo in una botte di ferro, dentro di me, così non fa la ruggine.
M'immagino già i visi e lo stupore. M'immagino già il sottile terrore che ognuno proverà quando capirà che è venuto il momento del suo "cin cin..." con me,occhi negli occhi.
Avrò il volto sfregiato, il cuore piagato dalle ferite delle lame, la carne rattrappita dalle rughe,i capelli bianchi e la barba forse ancora un pò nera, ma sotto sarò sempre io.
Avrò il tono delicato, la voce calma, pacata, cortese. Spezzerò il silenzio con un colpo di tosse secca, da fumo, ingoierò il catarro in silenzio così come ho ingoiato tutto ciò che ho ricevuto nella vita, sempre...
Adesso sembrano le parole di un pazzo, non fanno paura, forse fanno ridere, fanno pensare poverino o addirittura fanno arrabbiare... eh eh eh come si arrabbiano presto le persone quando non sanno cosa dire. Io invece non mi arrabbio più adesso, aspetto. Soltanto il tempo potrà darmi ragione, la ragione che ho sempre avuto, sempre e adesso più di allora... E io lo aspetto il tempo. Chi ha tempo non aspetti tempo...e siccome io tempo non ne ho, posso aspettarlo. In silenzio, in compagnia di parole che una sera m'invento, tirate fuori dal fondo di un bicchiere dove stavano a riposare, ferme, anche loro aspettavano...
Mi viene in mente un film, dove c'era un pagliaccio che teneva un palloncino, e i bambini diventati adulti ormai, avevano paura, li stava andando a cercare, uno ad uno... IT
e io andrò a cercare i miei invitati e mangerò e brinderò con loro, champagne fra i pasti e finto vino, alla fine... sorsi di sangue amaro, invecchiato dentro il corpo di un uomo e come gli animali sentirò il rumore della paura uscire dalla pelle, sentirò i battiti battere impazziti e vedrò i visi fingere sorrisi, nel momento in cui avranno compreso, che il momento è arrivato...
Buonanotte a tutti e quando dico tutti intendo tutti nessuno escluso...
Armando
Da "I Racconti del Mare"
Il Pescatore di sogni
Di pochi uomini il mare conserva un buon ricordo. Di poche anime ne sente il respiro. Di pochi cuori ne ascolta il battito. Come gli uomini che parlano ai cavalli,così i pescatori di sogni parlano all’acqua; che non è come parlare al vento.
I pescatori di sogni raccolgono dalle onde leggere i respiri di un amore,dagli anfratti scogliosi colgono immagini lontane di vita che si rinnova onda dopo onda,dalla sabbia fina e leggera,che basta un po’ di vento per farla volare,i pescatori di sogni prendono le orme dimenticate e le riportano in vita. Ascoltano l’eco delle voci dei bambini ed il rumore silenzioso dei loro castelli sgretolati. I pescatori di sogni non hanno bisogno di alcun tempo per recarsi al mare,il mare vive in loro. Basta chiudere gli occhi,per un pescatore di sogni,per sentire il profumo della vita in continuo movimento,il rumore leggero delle onde che scivolano alla riva,dei cavalloni che si infrangono schiumeggianti alle scogliere e ridere,sorridere,ricordando di quando sono stati bambini…..
Si narra di uomo che, avendo scelto il mare per amico,confidava a lui ogni cosa. Un amore,un desiderio,un dolore grande e insopportabile,una gioia infinita da riuscire a tenerla chiusa in petto.
Fin da bambino viveva con il mare dentro al cuore. Gli bastava vederlo per sentirsi felice. Passava ore e ore a guardare il movimento lento,continuo,perenne delle acque bagnanti la riva che,come per magia, si ritiravano lentamente e ritornavano,si ritiravano e ritornano sempre,per sempre….
Da bambino,quando andava al mare,passava le sue giornate in acqua incurante dei richiami della mamma. Il suo sport preferito era raccogliere vongole. Era bellissimo. Stava tre o quattro ore filate a pescare. Con le pinne scostava la sabbia e poi,d’incanto,ecco apparire tanti piccoli lembi bianco-grigi che sembravano innumerevoli occhi che fissavano:erano le vongole;un gran respiro e giù a prenderle. Era bellissimo affondare le mani nella sabbia morbida ed uscire coi pugni pieni di conchiglie. Ogni tanto qualcuna pizzicava oppure qualche granchietto nascosto,dava un morso con le chele aguzze ma era poca cosa al confronto della gioia provata ad ogni risalita.
Il mare era generoso con il suo amico. Gli donava le preziose conchiglie in abbondanza,sapeva di farlo felice. Man mano che cresceva imparò tutti i segreti della pesca senza mai abusare nell’approvviggionamento di quei doni. Il bambino cresceva e l’uomo pian piano si allontanava dal tempo dei giochi,delle corse sulla sabbia e dei castelli con i suoi canali,i ponti,le gallerie,franate rovinosamente come i sogni della vita,i sogni che poi,domani,sarebbe andato a ricercare…..
E trovò il suo primo amore,una sera,seduto alla riva;e trovò gli occhi dimenticati di suo padre,seduto alla scogliera;e trovò le carezze da bambino,di sua madre e la voce calda,lo sguardo dolce della nonna e il suo migliore amico,andato via in un mattino d’estate,sotto il sole,senza nemeno una parola,un saluto.
Quante birre hanno bevuto assieme,il mare non lo ricorda più.Ubriachi di bottiglie vuote giocavano poi coi tappi stanchi di essere girati,rotolati fra le dita e poi,finalmente,lanciati via.Il mare,fedele,li riportava indietro.
Il pescatore di sogni lanciava la sua lenza e aspettava paziente,non il pesce,ma lo scorrere del tempo.L’esca,erano i suoi pensieri che,attirati dall’odore forte del mare,si tuffavano nelle acque fresche alla ricerca non di prede,ma di soluzioni,di intuizioni,di promesse dimenticate da portare a termine,di un momento di pace,di refrigerio,di conforto per la sua anima.
Il pescatore di sogni parlava al mare che gli rispondeva;bisbigliava la sua voce fra le onde e urlava il disappunto o il suo consenso attraverso i fischi dei gabbiani.
Il pescatore di sogni credeva che per ogni stella caduta in mare,un’anima si reincarnva nel corpo di un uomo e allora chissà,se quella notte,in cui le stelle caddero a decine,il suo amico non tornò a vivere chissà dove…..e magari un giorno,chissà,si sarebbero incontrati ancora e il mare,glielo lasciò credere.
Si dice che il mare all’orizzonte si unisce al cielo ma gli uomini ormai,non ci credono più.
Solo il pescatore di sogni conosce la verità,gliel’ha detta il mare una sera che pioveva forte,La pioggia batteva sui vetri dell’auto,i fari illuminavano la scogliera e il fumo della sigaretta si spegneva appena usciva dal finestrino semichiuso.
Le gocce rimbalzavano sul mare come ballerini all’opera,ballavano una danza antica come il mondo e una musica si sollevava adagio nell’aria.Il bisbiglìo delle onde si trasformò in una voce calda,lenta,forte:
“Questa sera ti confido un segreto,amico mio,allontana i tuoi pensieri e ascoltami.La leggenda è vera;il mare all’orizzonte si unisce con il cielo.Il mondo è una palla gigantesca e il cielo altro non è che il mare alto;il mare altro non è che il cielo basso.
Gli uomini non possono saperlo questo segreto,tienilo per te.Gli uomini sono ingordi di sapere,vogliono scoprire sempre mondi nuovi.Guai se il segreto venisse svelato.Il cielo sarebbe invaso da loro,sporcato dai rifiuti,avvelenato dagli scarichi,contaminato dall’odio e dalla sete di potere e non potrebbe più rigenerare il mare,che ancora è vivo grazie a questo mutamento continuo,a questo rotolare insieme invisibile delle acque e delle nuvole.”
Quando il pescatore di sogni si risvegliò,dentro l’auto,la pioggia era cessata.Il mare si era calmato.Sparse,sui sedili,stavano tre anzi,quattro bottiglie ma……mancavano i tappi……… allora forse……... è stato tutto vero……
di Armando @tutti i diritti sono riservati all'autore
IL MARE ALL'INCONTRARIO
Il mare all'incontrario
scivola piano
dalla riva all'orizzonte
e porta via dalla mia mente
pensieri
sogni e desideri
immaginati
voluti
avuti
dedicati
Il mare all'incontrario
và veloce verso il sole
all'orizzonte
spinto dal vento freddo
di quest'ultimo inverno
lasciando alla riva gocce salate
sulla rena
simili a lacrime di viso
che lentamente se ne vanno via
dietro un sospiro

La Puntura Senz'Ago
La Signora Marietta, chiamata da tutti Zia Mariè, per vivere faceva le punture ma non era un infermiera. Non aveva studiato, l’aveva imparato.
Magari, se avesse potuto studiare chi lo sa, sarebbe stato un buon dottore.
La Signora Marietta ci metteva amore nel fare le punture.
Tutte le sapeva fare; quelle nel sedere e quelle nelle vene.
La gente faceva la fila davanti al suo portone e se non poteva andare, ci andava lei dai suoi malati.
Nella sua borsa non mancava mai la bambagia, l’alcol e la siringa di vetro.
Ve le ricordate le siringhe di vetro, che un tempo si bollivano? Quelle!
Nessuno aveva paura, nemmeno i bambini. La Signora Marietta aveva sempre per tutti un sorriso, una parola buona e ai bambini le punture, le faceva senz’ago.
La sua mano era delicata come il tocco di una fata. Non c’è stato un bambino che non ci ha creduto, me compreso. Quante punture mi ha fatto Zia Mariè…e credetemi, son pronto a giurarlo, l’ago non l’ho mai sentito. Non lo so come faceva, non si vedeva nemmeno il buco; neppure una goccia di sangue è mai colato da quei sederini impauriti.
Zia Marietta non andava in vacanza, doveva fare le punture.
Non andava al mare, doveva fare le punture.
E mi ricordo che anche il giorno di natale, doveva fare le punture.
Zia Marietta adesso sta male… deve fare le punture… ho chiesto in giro, senz’ago non le sa fare nessuno…
Dedico questo racconto a mia zia Marietta, ha 87 anni, fino a poco tempo fa faceva ancora le punture…
Dai Zia, mi hai promesso ancora una tua pasta al forno.
La tua pasta al forno è come le tue punture, non la sa fare nessuno…

PIERROT
(Dedicata ad un amico)
Racchiude in petto tutto il suo dolore
per non sentire più quell’urlo muto
e nel silenzio beve acqua e sale
cercando dignità e non aiuto.
Il volto mascherato da un sorriso
non lascia intravedere l’uragano
e mentre spegne il faro della vita
ad una donna porge la sua mano.
Ma lei beffarda ride e lo rinnega,
lo schiva mentre chiude le sue porte,
chi vuol lottar cambiando il suo destino
non cerca compromessi con la morte.
Rimane quella stilla sul suo volto
impressa come marchio… non scompare
si scioglierà soltanto se il suo cuore
ritornerà la vita ad abbracciare.
Angela (Maestrale)

Tienimi stretta a te
E' un velo sottile
che avvolge il silenzio,
mentre un sogno
irrequieto vaga
fra minuscole stelle
nell'aria che non
cede passo
al danzare
stringimi
posa il capo
al mio cuore
che mai sa mentire
Lo senti il pulsare ?
Io non so
se un sogno
può parlare d'amore
se il volar sopra i cieli
avvicina la luna
al sole…
io non so…
ma ti prego
tienimi stretta a te
non parlare,
amore mio,
ascolta in questo
silenzio la voce del cuore
scava dentro le mie
emozioni e sarai tu
con il tuo amore a
crearmi
in nessun altro luogo
io posso esistere
solo tra le tue braccia
so essere me!
Soffio

All’Amore mio
Da mo’ che t’amo… co’ lo stesso còre
de quanno te conobbi piccoletto
e dopo tutti ‘st’anni, su ‘sto letto,
lo posso di’ co’ vanto e con onore
che, come allora, ancora ‘n c’hai ‘n difetto,
sei bbono, dorce, pieno de calore
e senza soffocamme nell’amore
m’hai sempre consolato e m’hai protetto.
Sei svejo, ‘nteliggente e senza boria,
e quanto è dorce questa nostra storia
a quela ggente che se meravija
(che guarda e penza “Anvedi che famija!”)
pe’ fajelo capi’ è ‘no sforzo immane.
Ma è mica corpa mia… si tu sei ‘n Cane
Chiara (GoldenTosca)

CHE....
Respiro forte
non basta l'aria che mi arriva
e voglio gridare
contro il tempo ch'è passato
Rivedo gli attimi trascorsi ad inseguire sogni
che al risveglio son volati via
Dentro il petto
batte forte il cuore stamattina
Vorrei gridare al mondo
alla vita
che tanto ho ancora tempo
ma so che non ce l'ho...
e gli corro incontro per fare prima
e so che non serve a nulla
e a nulla serve il pugno che sferro contro l'aria
e a nulla serve essere in piedi dalle sei
lavorar senza fermarsi mai
E stamattina
c'eri tu nel mio letto
appena sveglio
a ricordarmi...
....che potevo accompagnarti a scuola....
....che potevo venirti a prendere....
....che potevamo giocare insieme...
....che potevi raccontarmi il primo amore....
....che avremmo potuto....

E LA BARCA SE NE VA...
E la barca se ne va
riprende il mare
a vele spiegate scivola via lontana
dai tuoi occhi e dal tuo cuore
lascia la riva
dell’isola incantata
dove i delfini ancora credono
che far l’amore insieme all’uomo sia possibile
Sul ponte sventola bandiera bianca
bandiera bianca della resa
e al centro ancor porta una rosa
una rosa rosa a testa in giù….
Guardala ancora prima che s’allontani
e anch’io ti guardo mentre t’allontani
come quel giorno in treno
Rimane un cuor sepolto al tuo fondale
e forse un sole brillerà per sempre alla scogliera
e quella casa che ci ha visti far l’amore
se puoi,non la dimenticare
Ammaino la bandiera e anche la vela
già s’alza il vento che mi porterà lontano
alla deriva
in fondo siamo stati solo amanti
che colpa abbiamo noi se il tempo ci ha divisi
se quell’amore in cui noi abbiam creduto
poi ha ceduto
alle bufere a cui va incontro un grande amore
perch’io lo so che il nostro è stato un grande amore
e non c’è un solo sogno che ho sognato
in cui non ho creduto
che un giorno insieme noi l’avremmo accarezzato
E’ incominciato tutto come in una favola
Io ti credevo la mia strega buona
e tu m’immaginavi il tuo folletto
l’elfo di bosco del tuo cuore e di ogni tuo desiderio
con le mie parole io ti accarezzavo
e con le stesse adesso m’allontano
per come tu mi hai chiesto
Addio mio dolce fata
porto con me quella canzone che mi hai regalato
ma non era questo il mondo che volevo indietro…
conserva nel tuo cuore le parole che ho inventato
e cantale per me quando avrai voglia di sognare ancora
finisce qui la nostra storia mai iniziata
la barca si allontana e in cielo già si annidano le nuvole
si è fatto tardi adesso
è giunto il tempo di partire….
Addio amore